Gagliardi: «Province troppo costose e poco efficienti»

«È il momento di interrogarsi sul ruolo delle istituzioni locali. Bisogna domandarsi, in particolare, se le Province rispondono efficacemente, in modo adeguato e compatibile anche dal punto di vista economico, alla domanda di servizi dei cittadini»: il sottosegretario agli Affari regionali, Alberto Gagliardi, che ha dato il via al dibattito sulle amministrazioni «che si lamentano della mancanza di fondi, ma poi sprecano risorse e non forniscono servizi», insiste nel cercare di chiarire l’obiettivo della sua riflessione, stornando equivoci e cattive interpretazioni. E aggiunge: «Nessuno può mettersi in testa di abolire le Province dall’oggi al domani, per carità. Ma è anche vero che non possiamo ignorare la realtà: le amministrazioni provinciali si vedono attribuire sempre più spesso compiti impropri, solo per il fatto che esistono. In questo modo - sottolinea Gagliardi - il risultato finale non può che essere mediocre, se non pessimo dal punto di vista del rapporto risorse impiegate-benefici ottenuti». D’altronde la contingenza socio-economica, a giudizio del sottosegretario agli Affari regionali, è profondamente mutata da qualche decennio a questa parte, il debito pubblico è esploso, ci sono sempre meno risorse disponibili, l’efficienza de «pubblico» è diventata un fattore assolutamente indispensabile. In questo quadro, l’Italia non può permettersi il fatto che «le periferie procedano a spese fuori controllo». Negli «spensierati» anni Settanta, era lo Stato a coprire sistematicamente i buchi, oggi sarebbe impossibile tornare a ragionare così. «Invece di dare vita a reazioni inconsulte - ammonisce allora Gagliardi, facendo riferimento alle recenti proteste degli amministratori locali contro la legge Finanziaria che taglia i trasferimenti dello Stato -, bisognerebbe che sindaci, presidenti di Provincia e Regione si facessero carico di maggiori responsabilità, che è ben altra cosa dal cavalcare la demagogia. In questo senso, ogni riferimento a Pericu e compagni non è puramente casuale».