Gai Mattiolo arrestato per un buco da 1,5 milioni

Ha vestito persino il Papa, ora ci vorrebbe un miracolo per risollevare le sorti di Gai Mattiolo. Da ieri infatti lo stilista romano si trova agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta. Stessa sorte per il suo avvocato Giancarlo Tabegna. Il consulente da cui il sarto quarantenne dell’alta moda ha subito preso le distanze: «Tutti sanno che ero in contrasto con lui da tempo. In tutta questa vicenda, io sono solo la vittima truffata».
Un’azienda, quella di Gaetano Mattiolo, che non navigava in buone acque, anche se fra le sue estimatrici e amiche di sempre ci sono tanti nomi noti: da Ivana Trump a Raffaella Carrà, da Marina Doria a Naomi Campbell a Valeria Marini. Anche se è stato l’unico stilista al mondo a vestire un Papa, perché nel ’97 disegnò i paramenti sacri per Giovanni Paolo II.
Certo i fasti degli anni Ottanta-Novanta erano passati da un po’. E l’arresto è arrivato alla vigilia dell’uscita della nuova collezione, pensata per rilanciare l’immagine della griffe. «Avevo riversato qui il mio desiderio di rilancio, distaccandomi dalle vicende societarie per i danni subiti dall’operato dell’avvocato Tabegna». Invece secondo Luca Tescaroli, il sostituto procuratore che coordina le indagini, lo stilista e l’avvocato avrebbero lavorato insieme. Due i reati che avrebbero commesso: bancarotta fraudolenta per più di un milione e mezzo di euro, sottratti alle casse della società italiana e spostati in quelle di una società lussemburghese, la Gai Mattiolo Holding. E poi la sottrazione dalle casse dei proventi (350mila euro) dei diritti delle ultime campagne pubblicitarie. Il pm aveva chiesto la custodia in carcere, Mattiolo è però riuscito a ottenere i domiciliari nella sua villa di Roma, come stabilito dal gip Donatella Pavone.
Una carriera folgorante quella del «signore dei bottoni», chiamato così per quel tocco eccentrico che metteva su ogni tailleur e sugli abiti da cerimonia, tanto in voga a fine anni Ottanta, inizio Novanta, il suo periodo più fortunato. Dopo il debutto, a soli 19 anni, il giovane talento romano si era fatto strada fra signore dell’alta borghesia romana e personaggi internazionali. L’alta moda prima, poi la linea di prêt-à-porter, la griffe per taglie forti, come le forme delle signore âgé dei Parioli, e una linea di profumi.
Mattiolo era decollato. E aveva ottenuto tutto: successo, le super top a sfilare sulle sue passerelle sempre più sfarzose, eventi, feste. Anche le location impossibili: da piazza del Popolo a Castel Sant’Angelo, regno della Chiesa. E proprio con la Chiesa ha sempre avuto un rapporto molto stretto. Tanto che dieci anni fa era riuscito in un’impresa unica: vestire Papa Giovanni Paolo II, creando per lui quattro casule, paramenti per le messe solenni. Un nome ora infangato, quello di Mattiolo, che si augura «di venire presto riabilitato» e ribadisce «piena fiducia nella giustizia». E pensare che l’inchiesta giudiziaria era partita da una denuncia per appropriazione indebita, fatta proprio dallo stilista.