Gaia Bermani: «Presto reciterò in una sit com»

L’attrice anche nel cast del film Polvere con Gianmarco Tognazzi. «Mi piacerebbe lavorare con Castellitto. In tv, grande Chiambretti»

da Milano

Detto così in soldoni, per lei sarà un grande anno: una sit com all’orizzonte, il film Polvere che finalmente uscirà nelle sale, un capitale di bellezza da spendere senza impicci. Gaia Bermani Amaral è senz’altro uno dei volti da scoprire per la tivù che verrà. Se ne sono accorti gli spettatori di All Music che per alcuni mesi l’hanno vista presentare i concerti esclusivi del lunedì sera e se ne accorgono ora anche i passanti di questa strada milanese che discretamente si voltano a guardarla. È italo-brasiliana, metà di San Paolo e metà di Milano, ma non si direbbe perché ha un’allure tutta francese e la battuta svelta, l’incarnato è d’avorio e l’animo un po’ malinconico, di quella malinconia che poi si lava con un sorriso. Volendo, lei sarà una sorpresa e sta a vedere che nel 2007 si sorprenderanno in molti.
Buongiorno Gaia Bermani Amaral. Il suo anno televisivo inizia venerdì negli studi delle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi (dove tra l’altro ci sarà anche Piero Fassino) e poi prosegue con una sit-com.
«Quella sarà una sorpresa, credo divertentissima. Abbiamo girato già i numeri zero e sono molto soddisfatta».
E poi c’è Polvere.
«Finalmente è finito il montaggio e sarà nelle sale nei prossimi mesi, probabilmente in primavera. L’ho girato a Roma, la regia è di Massimiliano D’Epiro e Danilo Proietti, insieme a me hanno recitato Gianmarco Tognazzi, Francesco Venditti, Primo Reggiani e Michele Alaique. Io ho interpretato il ruolo di Betty, una cocainomane che vive di notte, una specie di vampira. Ma in realtà la sua storia è un messaggio contro la droga. E se lo vedi, si capisce subito».
La sua Betty piacerebbe a Fellini?
«Forse a lui no, ma a Pupi Avati secondo me sì».
E lei con chi sogna di lavorare?
«Senz’altro con Sergio Castellitto, è uno degli attori e registi più completi».
E in tivù?
«Ho un amore viscerale, ma ovviamente platonico, per Piero Chiambretti. Mi piace proprio, è molto intelligente anche quando si caccia in situazioni complicate e dialetticamente difficili da risolvere».
Meno male: non ha parlato di fiction.
«Non mi sono capitate, ma chissà».
Tivù e cinema, c’è altro nei suoi programmi?
«La patente. Nel 2007 devo prenderla perché l’ho promesso a mia madre (e poi mi sono già scaduti due fogli rosa)».