Gal Costa, la nuova diva del «tropicalismo»

Sarà la cantante brasiliana ad aprire domani sera la mini-rassegna «Voci di donna»

Simone Mercurio

«Vorrei riuscire a far sentire a chi mi ascolta le idee, i desideri, i sentimenti, la passione che sono chiusi nel mio cuore e nella mia mente. E penso non ci sia altra strada per scoprirli, per regalarli, se non la musica. Il "tropicalismo", per me, è la più naturale traduzione di tutto questo». Eccola Gal Costa, una delle più grandi voci del «tropicalismo». A dieci anni di distanza dal suo ultimo concerto solista qui da noi, la diva di Salvador De Bahìa arriva domani sera con «Brazil» (ore 21 alla cavea del nuovo Auditorium) per aprire «Voci di donna», la rassegna in quattro date per altrettante celebri interpreti organizzata dall’accademia Santa Cecilia.
A dir la verità Gal, al secolo Maria da Graça Costa Pena Burgos, proprio lo scorso anno ha aperto l’Estate romana a Piazza di Siena nella serata «Siamo tutti brasiliani».
Signora Costa, che emozioni ha provato in quella serata?
«Roma per me non è soltanto una meravigliosa città. È anche il posto ideale dove poter vivere e lavorare. I romani sono molto simili ai brasiliani. Sono divertenti, gioviali, accoglienti, proprio come la mia gente! Vedere tutta quelle persone, tutti quei miei connazionali ballare e cantare così lontano da casa mi ha fatto sentire un grande senso di pace».
Un musicista, un suo grande collega come Gilberto Gil è oggi il ministro della Cultura in Brasile. Come si sta comportando?
«Gilberto sta facendo il suo lavoro molto bene! Mettere le persone giuste e competenti nel posto giusto non è affatto facile, e non sempre accade. Penso che il presidente Lula sia molto fortunato ad avere accanto un uomo come Gilberto, perché pochi come lui conoscono così bene le necessità della musica e della cultura in Brasile».
Grande presenza scenica, voce sensuale e molto swing, queste le caratteristiche che rendono emozionante ogni sua esibizione. In 35 anni di carriera, a quali canzoni e a quali autori si sente più legata?
«Come ogni artista, anch’io amo tutte le canzoni che ho registrato. Caetano Veloso, Chico Buarque, Gilberto Gil, Tom Jobim, Ary Barroso sono i miei fari musicali, quelli che più sento dentro».
Può darci una semplice definizione del «tropicalismo»?
«È la migliore traduzione in musica di quello che ho dentro! Le mie emozioni, i mie sentimenti, la mia fede in Dio, la mia anima hanno nel "tropicalismo" la loro migliore espressione. Il tropicalismo è quel che tu sei».
Domani avrà l’occasione di presentare al pubblico romano il suo nuovo cd. Un album che parla d’amore e che, al contrario dei precedenti, è basato esclusivamente su canzoni di nuovi autori brasiliani.
«È proprio così. L’amore è sempre presente nella mia vita, e così non può mancare nella mia musica. Penso poi, che un grande interprete ha il dovere di circondarsi di grandi autori, dei "vecchi maestri" come quelli che ho nominato, così come delle giovani leve. Ed è ciò che ho voluto fare in questo disco».