Galan: quando i rom uccidono al Nord finisce tutto con una giornata di lutto

Il presidente del Veneto: «A Treviso una banda rumena ha scannato una coppia ma non è successo niente»

Descritto come lento all’ira, il governatore del Veneto ha d’improvviso acquistato in velocità. L’accelerazione è venuta dal referendum consultivo che ha visto Cortina d’Ampezzo chiedere a stragrande maggioranza l’annessione al Trentino Alto Adige. Basterebbe immergere Giancarlo Galan nel Canal Grande: dal magnificente Palazzo Balbi, sede della Regione, arriverebbe in Bacino San Marco prima di un Aquariva Cento, tanto gli girano. Ma siccome l’uomo è fatto della stessa pasta dei golosessi veneziani, non riesce a dissimulare l’aria afflitta di un sanbernardo cui abbiano avvelenato il cibo nella ciotola. «Sì, questa storia della diaspora verso le Regioni confinanti a statuto speciale mi deprime, inutile che cerchi di nasconderlo», sospira. «Tutti l’avevano sottovalutata. E io, fin dall’inizio, a dire: state attenti che qui finisce male. Niente, non mi hanno voluto ascoltare. Anzi, la sinistra ha cercato spudoratamente di cavalcare la secessione, sosteneva che i veneti erano in fuga da Galan. Tesi patetica. Soltanto Massimo Cacciari ha avuto l’onestà di ammetterlo: “Fossi io il governatore del Veneto, accadrebbe lo stesso”. E infatti sull’altopiano di Asiago, una settimana dopo che avevano votato per andare con Trento, ho stravinto le elezioni. Adesso il Consiglio provinciale di Rovigo, con una delibera che ha messo d’accordo centrodestra e centrosinistra, è arrivato a chiedere il passaggio alla Provincia di Trento. Una provocazione, chiaro, per sottolineare la gravità del fenomeno. Troppo tardi».
Lamon, Sovramonte, Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Luserna, Roana, Rotzo, Cortina, Livinallongo, Colle Santa Lucia... Ma quanti sono i Comuni veneti che vogliono cambiare regione?
«Meno di quelli che saranno quando questa intervista uscirà sul Giornale. Infatti lei s’è già dimenticato di Pramaggiore, Teglio Veneto, Gruaro e Cinto Caomaggiore, che avevano indetto analoghe consultazioni popolari per l’annessione a Pordenone. Ma lì, guarda caso, il quorum è stato raggiunto solo a Cinto Caomaggiore».
Per quale motivo?
«In quattrini il Friuli può offrire appena il doppio di quello che il Veneto riconosce a questi Comuni. Invece a Cortina sono accorsi in massa alle urne. Ovvio: la Provincia autonoma di Bolzano riesce a dare ben otto volte di più della Regione Veneto. Vede, ci sono solo due tipi di risposte che la politica può fornire ai bisogni della gente: serie oppure demagogiche. Le seconde sono facili, convenienti, incoronano capipopolo, favoriscono rapide carriere. Ma lei li ha visti i volantini dei promotori di questi referendum?».
No.
«Ah, fantastici, legga qua. Comune di Cinto Caomaggiore: “Sconto benzina: Friuli 0,163 euro litro, Veneto niente. Ticket sanitario: Friuli non si paga, Veneto 2 euro a scatola. Libri scolastici: Friuli gratuiti fino alla seconda media, Veneto gratuiti fino alla quinta elementare. Assegni di maternità: Friuli 1.550 euro primo figlio, Veneto niente; Friuli 3.100 euro secondo figlio, Veneto niente. Assicurazione auto 13 cavalli fiscali: Pordenone 711,49 euro, Veneto 911,85 euro”. Lo credo bene che l’elettore non abbia dubbi su quale strada prendere. Ma si può far politica con simili argomenti? Solo uno Stato insipiente permette queste diseguaglianze fra cittadini. Se spostiamo il confine per Asiago, perché non arrivare poi fino a Chioggia?».
Dovrebbe lanciare una raccolta di firme che costringa il Parlamento ad abolire tutte le Regioni a statuto speciale con i loro assurdi privilegi. Sa che seguito incontrerebbe?
«Lo farò, giuro che lo farò. Sto solo studiando il come, perché in Italia quando c’è di mezzo la Costituzione non è facile introdurre cambiamenti. E solleverò davanti al commissario europeo alla concorrenza, Neelie Kroes, lo scandalo delle aziende che partono avvantaggiate o svantaggiate a seconda che si trovino 10 chilometri di qua o 10 di là».
Guerra totale.
«È in ballo lo stesso principio di coesione sul quale si fonda la Ue. Ma dico io: stiamo lottando perché la Polonia sia uguale al resto d’Europa e ci mettiamo a fare le preferenze in casa nostra? Quando uno ha il privilegio di godere da 60 anni di un trattamento speciale, dovrebbe solo ringraziare il Padreterno e starsene zitto, non fiatare, cercare di passare inosservato. Se invece usa questo privilegio per destabilizzare la regione vicina, allora deve sapere che io reagirò con fermezza, non gli concederò tregua, in nessuna sede».
Che cosa dà lo Stato all’Alto Adige e che cosa non dà al Veneto?
«Un altoatesino riceve il 120% di quello che paga con le tasse. Il cittadino veneto nel 2002 ha versato allo Stato 5.692 euro, 625 in più del cittadino italiano. Ne ha avuti di ritorno 2.721, un 27% al di sotto della media nazionale: vuol dire 5.240 euro in meno rispetto a quelli che ha ricevuto da Roma ciascun residente del Trentino Alto Adige. Se lo Stato riconoscesse ai veneti il trattamento che riserva agli altoatesini in termini di restituzione di imposte, avremmo a disposizione 22 miliardi di euro in più ogni anno».
È una manovra finanziaria.
«Se godessimo dei medesimi trasferimenti statali, altro che gerani sui balconi e prati ben tosati! Qui vedrebbe la differenza che passava fra la Roma di Augusto e uno sperduto villaggio del Norico, o della Rezia, decida lei».
Sa che cosa mi scrivono da Cortina, dopo che ho intervistato il sindaco Andrea Franceschi? Che «il confine con l’Austria è a 25 chilometri di statale e a Cimabanche avevano una villa i Rothschild, non Galan».
«Quando i Rothschild avevano la villa a Cimabanche, i cortinesi erano tanto poveri, ma tanto, ma tanto, ma tanto. Oggi le loro case valgono miliardi, i loro terreni hanno un valore inestimabile. Abitano in una delle città più ricche d’Europa. Sarà stato anche merito loro, ma forse se fossero ancora sotto l’Austria non sarebbe proprio così».
Mi scrivono anche: «Un giorno gli ampezzani furono invitati a visitare la Cantina di Bressanone. Partirono in bus un centinaio di persone. Sa chi li aspettava sulla strada davanti all’ingresso? Sì, proprio “lui”! Se lo vede lei Galan?». «Lui» è Luis Durnwalder.
«Questi sì che sono ottimi motivi, davvero molto seri, per passare con l’Alto Adige».
Ma che cosa vuole il presidente della Provincia autonoma di Bolzano? Soffiare sul fuoco? Aumentare il proprio potere?
«Vuole Cortina perché è ricca e prestigiosa. I pezzenti mica gli interessano. Non vuole i fagioli di Lamon, e infatti ha votato contro le altre richieste di annessione. Le pare che Durnwalder brami di condividere i suoi privilegi con l’altopiano di Asiago? Andiamo! Immagino che la sua prossima mossa sarà quella di annettersi Venezia e lasciarci Mestre».
Non è che a favore di queste spinte secessionistiche giochi anche il fattore sicurezza? L’Alto Adige dà un’impressione di ordine e pulizia, mai una rapina in villa.
«Magari fosse così. Almeno si tratterebbe di un motivo valido. Ma non è affatto così. È solo questione di soldi, schei, bessi, vile denaro, chiaro il concetto?».
Se la signora Giovanna Reggiani fosse stata uccisa a Venezia anziché a Roma, che cosa sarebbe accaduto?
«Quello che è accaduto per tante signore Comin: niente. Un giorno di cordoglio e via. Che cos’è accaduto quando ad agosto due poveri coniugi sono stati scannati a Gorgo al Monticano da una banda di rumeni? Forse se Walter Veltroni fosse nato in provincia di Treviso...».
Lei come regolerebbe i flussi migratori?
«Farei come in Australia. Sono andato due volte a studiarmi il caso dello Stato di Victoria, dov’è governatore James Gobbo, un padovano di Cittadella che prima di emigrare abitava a 10 chilometri da casa mia».
Che fa Gobbo?
«Fa entrare solo chi ha un lavoro fisso. Gli altri li rimanda indietro».
Sul decreto di espulsione degli stranieri nullafacenti le ha dato ragione persino il sindaco Cacciari, contento?
«I rapporti con Cacciari sono sempre controversi. Ci osserviamo un po’ come potenze straniere. Ma nel frattempo siamo diventati più vecchi e questo ci rende più saggi».
Scusi, stiamo parlando dello stesso Cacciari che si appresta a concedere ai disobbedienti di Luca Casarini uno dei Magazzini del sale, quello vicino alla Punta della Dogana che François Pinault, presidente di Palazzo Grassi, vuol far restaurare al giapponese Tadao Ando per metterci la sua collezione permanente di opere d’arte?
«A Cacciari riconosco un’intelligenza che lo fa uscire dal gregge di una sinistra desolante. Quanto a Casarini, non ci ho mai parlato insieme né mai ci parlerò. Io sono lo Stato, lui è l’illegalità. Chi ricorre all’illegalità non può essere un interlocutore».
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it