Galante, il sindaco che non vuol mollare la poltrona

A Brugnato è guerra sul terzo mandato Il primo cittadino insiste ma la legge glielo vieta

Paola Setti

Gli hanno già risposto picche quasi tutti. Il suo partito, Forza italia, per cominciare. E pure l’Anci, e dire che lui proprio in nome dell’Anci aveva detto di voler combattere la sua battaglia. Ma Claudio Galante, 53 anni e la testa dura, non molla. È sindaco di Brugnato da due mandati e vuole il terzo. Costi quel che costi, pare. E il costo è alto, visto che là nell’oasi di centrodestra in una zona da sempre rossa, la sua candidatura rischia di far saltare l’intera lista della Casa delle Libertà. Lo dice la legge, il Testo unico delle leggi sugli Enti locali: chi abbia eseercitato due mandati consecutivi non è immediatamente rieleggibile.
C’è una commissione elettorale che valuta le candidature. In alcuni casi, è successo a Ivrea, ha detto sì, con il risultato che il pluriennale sindaco è stato subissato di ricorsi. Ma se dicesse no, certo non avvertirebbe i partiti con un gentile invito a cambiare candidato. No, semplicemente casserebbe la lista, nel caso specifico quella della casa delle Libertà. C’è confusione, è vero, perché quel Testo unico in diversi hanno provato a modificarlo. Epperò è stato approvato dal Senato e passato alla commissione della Camera sempre nella medesima forma, con il dievieto al terzo mandato. Il motivo è presto detto e lo spiega Maurizio Lipilini, ex azzurro passato alla Margherita: «Si vuole evitare il consolidarsi nei governi locali di vertici che potrebbero dare luogo a utilizzazioni indebite del potere politico-amministrativo o a una politica statica da parte di chi viene a risultare il detentore quasi “monopolista” di tale carica»galante scalpita». Chiaro. Epperò Galante scalpita, il capogruppo in Regione Luigi Morgillo cerca di calmarlo perché Galante sarebbe un ottimo terzo sindaco, «ma la legge parla chiaro», Forza Italia inizia a spazientirsi. Anche perché, soprattutto nei paesi piccoli dove la gente mormora, il centrosinistra inizia a strumentalizzare la vicenda: «Vedete, chissà quali interessi ha il sindaco». E non sarebbe un favore alla popolazione, che qui al 70 per cento vota Cdl, quello di cancellare la lista a un giorno dal voto.