«Al Galata i cimeli della Medaglia d’Oro»

(...) a «uno dei figli migliori di Genova e della Liguria».
Altrettanto pronta e decisa la presa di posizione di tanti che, rivolgendosi direttamente alla nostra redazione, hanno pesantemente stigmatizzato l’atteggiamento dell’amministrazione comunale, giudicata succube delle sinistre ostili alla figura del «fascista» Ferraro, indipendentemente dai suoi meriti riconosciuti. In particolare, viene giudicata da più parti «assurda e offensiva» la concessione di onori e celebrazioni ufficiali - tra cui la costruzione di un cippo, già deliberata dal consiglio comunale - alla memoria di Carlo Giuliani, morto nel corso dei disordini del G8 mentre assaliva una camionetta dei carabinieri. Su Ferraro, invece - si fa notare con amarezza - viene stesa la coltre dell’oblio, negandogli addirittura la sepoltura al Pantheon.
Fra i primi, intanto, a dire sì con entusiasmo all’iniziativa di costituire un comitato pro strada o piazza intitolata a Ferraro, è il giudice Mario Sossi, già presidente di Sezione della Corte di Cassazione, che ha conosciuto e frequentato a lungo la Medaglia d’Oro: «È un’iniziativa altamente meritoria» dichiara Sossi, che ha accettato la presidenza. E aggiunge: «Sono onorato di accogliere l’invito a far parte di un organismo che va al di là di qualsiasi schieramento politico o ideologico. Dobbiamo rispetto e considerazione a un uomo probo che tutta Genova dovrebbe degnamente celebrare».
«Un uomo di eccelse virtù» ricorda fra gli altri anche Gian Giacobbi che dice di aver appreso «con doloroso sconcerto» la lettera del figlio di Ferraro, Italo, pubblicata su queste pagine, «relativa al diniego posto dall’amministrazione comunale alla tumulazione delle ceneri del padre nel Pantheon. «La Medaglia d’Oro - sottolinea ancora Giacobbi - oltre ad aver compiuto tutte le imprese così amorosamente elencate da suo figlio in campo militare e in quello civile, fu anche personalità di tutto rilievo nel mondo dello sport in cui espresse le qualità di organizzatore e animatore di importanti eventi finalizzati all’esaltazione dell’etica sportiva. E poi, cerchiamo di smetterla col fascista e antifascista: quando uno è un galantuomo, e Ferraro è stato un gran galantuomo, le sue idee politiche passano assolutamente in secondo piano».
Dal canto suo, Massimo Pastore definisce «vergognosa e indecente la figura» fatta dal Comune, visto che la negata sepoltura a Genova sarebbe da ricercarsi nell’attributo di «fascista a Ferraro, per i suoi trascorsi giovanili e le sue imprese militari». Ed Elio Lamagna ricorda, «da ex sommozzatore dei Vigili del fuoco», la figura della Medaglia d’Oro e «il suo insegnamento, la sua dedizione e il suo altissimo senso della moralità. Coloro che gli hanno rifiutato la sepoltura al Pantheon dovrebbero sapere - conclude Lamagna - che l’allora tenente Luigi Ferraro, dopo il 25 aprile del 1945, salvò, a rischio della vita, gli stabilimenti Marzotto di Valdagno da una sicura distruzione ad opera dei tedeschi in ritirata. Per molto meno ci sono persone che hanno costruito carriere e mietuto onori sull’antifascismo e la Resistenza». Si aggiunge inoltre l’avvocato Sacchetti nel dirsi «indignato» dell’atteggiamento del Comune che, così, avalla indirettamente l’accostamento decisamente improponibile fra Carlo Giuliani e Luigi Ferraro.
In questo contesto, Plinio lancia una ulteriore iniziativa per «comunicare» degnamente la figura dell’eroe anche presso i giovani e i giovanissimi: «Perché non dedicare a Ferraro - si domanda Plinio - una speciale sezione del Museo del Mare e della Navigazione che raccolga parte dei cimeli attualmente custoditi dai familiari?». Si tratta di materiale vario, scritti, onorificenze, reperti che risalgono alle eclettiche realizzazioni di Luigi Ferraro in campo militare, quando, tanto per dire, affondò da solo tre navi della flotta britannica, ma anche quando, nel dopoguerra, si dedicò, autentico pioniere della subacquea, a progettare e costruire strumenti per immergersi a livello amatoriale e professionale nel «profondo blu» che tanto amava. «Prendo atto, con viva soddisfazione - conclude Plinio - dell’ampia adesione già ricevuta dalle mie proposte, fatte a puro titolo personale dal momento che la forza morale dell’iniziativa sta nella sua nobile trasversalità. È giusto e doveroso che Genova, sulla spinta del comitato e dei tantissimi cittadini che certamente intenderanno aderirvi, dia senza indugio a Luigi Ferraro quello che gli è assolutamente dovuto».