Il «Galateo» è questione di giuste proporzioni

Il principe dei classici delle buone maniere torna in libreria in una riedizione tascabile: Galateo ovvero de’ costumi (Einaudi, pagg. 128, euro 8,80) «trattato nel quale, sotto la persona di un vecchio idiota ammaestrante un suo giovanetto, si ragiona de’ modi che si debbono tenere o schifare nella comune conversazione», come precisa il sottotitolo, fu pubblicato nel 1558 da monsignor Della Casa, nunzio pontificio a Venezia e autore dell’Indice dei libri proibiti. Nel Galateo, parola ormai utilizzata per indicare un compendio di regole di buona educazione, vengono esposte norme sul modo di vestirsi, enumerati tutti i gesti e le cose spiacevoli da evitarsi; è riprovato lo scherno, la beffa, la parola che morde e offende; si suggeriscono i modi di conversare, i vocaboli da usare e quelli da evitare. Il biasimo di ogni eccesso, insomma, secondo il culto della proporzione proprio del Rinascimento.