Galateri: «Su Intesa Sanpaolo i timori di Generali sono seri»

da Milano

C’era anche il convitato di pietra al Forex di ieri: le Generali. La compagnia assicurativa non era presente tra i banchieri convocati dal loro governatore. Ma si «sentiva». Ne ha parlato il presidente di Mediobanca, Gabriele Galateri di Genola: «Le preoccupazioni dei vertici delle Generali per la fusione Intesa Sanpaolo, per le decisioni dell’Antitrust, sono serie. Il progetto è entrato in un modo ed è uscito in un altro». Il riferimento è alle dichiarazioni dell’ad della compagnia, Giovanni Perissinotto, che giorni fa si è detto insoddisfatto del ruolo delle Generali nel gruppo Intesa, costrette dalle decisioni dell’Authority a dover dividere con Eurizon e con una terza società la piattaforma di bancassurance.
Il caso ha dunque voluto che la celebrazione dell’operazione Intesa Sanpaolo - prima grande fusione dell’era Draghi, ieri ideale cornice del Forex organizzato a Torino - coincidesse con l’evidenza delle sue grandi contraddizioni. Il caso Generali prima di tutto, con la compagnia, primo azionista industriale del gruppo, che potrebbe pensare a un passo indietro.
E con uno sfondo di contrasti neanche troppo velati tra i due mondi che in questa operazione stanno cercando di convivere: quello di Bazoli-Intesa e quello di Mediobanca. Non a caso l’ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha commentato i disagi delle Generali sottolineando di non essere preoccupato: «Hanno specificato che si riferiscono alle decisioni dell’Antitrust e hanno spiegato molto chiaramente le loro posizioni». C’è poi il problema della governance duale adottata dal gruppo. Un sistema che certo ha aiutato a superare quei «personalismi» che Draghi invitava, nel 2006, a mettere da parte. Ma che oggi lascia perplesso lo stesso governatore. Tanto che i due presidenti in questione hanno subito replicato: «Siamo perfettamente consapevoli che stiamo portando avanti un esperimento pilota», ha detto Giovanni Bazoli, al vertice del consiglio di «sorveglianza». Mentre Enrico Salza, che guida quello di «gestione» ha affermato che «i fatti dimostreranno se sono necessarie correzioni. Ci sentiamo responsabili di avere fatto la scelta giusta».
Infine c’è il nodo esuberi. Ma su questo il direttore generale Pietro Modiano, che ha parlato di 5-6mila tutti «volontari», ha pure rilevato: «Non c’è alcun problema serio».