Ma in galera si mastica amaro

Si cucina e si mangia in ogni galera al mondo, quasi sempre tra il mediocre e il pessimo perché è escluso che chi fa la spesa, e chi poi si mette ai fornelli, abbia a cuore il palato dei detenuti. Non accade a scuola con i bambini... Ma ne hanno di tempo i reclusi per sognare manicaretti sontuosi, anche per accendere i loro fornelletti di fortuna, cilindretti da campeggio su cui una pentola sta in equilibrio così così che ti chiedi come faccia a non cadere. Una volta dalla galera arrivavano le lettere, ora le ricette. Due anni fa un cd curato dai carcerati di San Vittore, poi di una gattabuia di Rimini, ora un libro di testi e di foto in bianco e nero della casa circondariale di Fossano (Cuneo) e l’8 giugno a Roma toccherà a Vito, attore comico e cuoco per diletto, presentare Mangiare in carcere di Daniela de Robert, storie e piatti di chi a Roma è rinchiuso a Rebibbia. Il Gambero nero, titolo che fa il verso al Gambero Rosso, inteso sia come la casa editrice romana sia come il ristorantissimo di Fulvio Pierangelini sulla costa maremmana, è la fatica per DeriveApprodi di Davide Dutto, fotografo, e Michele Marziani, giornalista. All’apparenza è un ricettario al quale chiunque può attingere, le esecuzioni sono terra terra. La differenza arriva dalle foto e da quello che leggi negli sguardi, nelle mani, nei gesti, nei casalinghi fissati qua e là negli scatti di autori che sembrano alla ricerca dell’altra faccia del pianeta gola. Tanto è orgia il cibo alla Vissani, tanto è rassicurante quello di una Clerici e tanto a volte sembra senza un tempo dove collocarlo quello del Gambero channel così come sovente certe recensioni scritte sono senza logica e bussola, così è una sofferenza il destino di chi ha tutta la giornata per sé e ben poco per riempirla. No donne, no amici, no piacere di preparare una cenetta. Un libro che fa pensare, che ci invita a non sprecare nulla, noi che siamo da questa parte del muro di cinta e possiamo andare a fare la spesa al discount, da Peck o all’Esselunga, e magari sbuffiamo perché il fagiolino è stanco o la fesa ha un filo di grasso di troppo.\