Un Galileo minimalista con attori tutti «matti»

A Lucca gli ospiti di un ospedale psichiatrico rifanno Brecht

Enrico Groppali

Su ogni allestimento italiano di Vita di Galileo, il capo- lavoro del teatro epico secondo Brecht, incombe la memorabile prima edizione, ossia lo storico spettacolo di Strehler andato in scena al Piccolo di Milano nel '63. Dove tra i distinguo, le caute ammissioni di «errore storico» a proposito della condanna ecclesiale delle tesi dello scienziato da parte del Vaticano e il terrore che l'impeccabile messinscena fungesse da detonatore all'insorgere di una coscienza laica negli anni del boom, il marxismo tramite l'opera dell'autore tedesco conobbe la massima diffusione. Che tuttavia coincise con l'inizio di un declino confermato pochi anni dopo dal maoismo anarchico del Sessantotto. Da allora, debitamente imbalsamato in confezione regalo, Vita di Galileo in Italia si tramutò in un'opera di facile digestione. Mentre persino il nobile tentativo di Maurizio Scaparro di elevare il gran testo al livello che gli competeva - un classico del teatro che si colloca ben al di là della discriminante ideologica - passò quasi del tutto inosservato. Ora invece assistiamo, grazie alla mediazione appassionata di Nanni Garella, a un nuovo sbalorditivo éssai. Dato che il regista, resosi conto che la severa architettura del copione non è altro che una monumentale versione di quel dramma didattico cui si dedicò tutta la vita, lo colloca nella dimensione del teatro da camera.
Ordina ad Antonio Fiorentino di provvedere scarsi elementi scenici su una piattaforma ovale dentro una sala di scarsa capienza e, oltre a due comprimari, getta l'intera responsabilità dell'impresa sulle spalle di un attore di eccezionale sensibilità come Virginio Gazzolo. Tutto bene quindi? Sì e no perché Garella al posto di una compagnia di professionisti decide che l'intero cast sia formato dagli ospiti di un ospedale psichiatrico cui il teatro, inteso come terapia, non può fare che bene. Ne deriva un curioso equivoco che, oltre ad infirmare il risultato artistico con voci e movenze incongrue che poco hanno a che fare con l'auspicata secchezza del dramma didattico, getta una luce inquietante in un momento come l'attuale dove l'occupazionalità degli attori è tragicamente in forse. Che tanto nobili intenzioni non derivino da un calcolo premeditato?

VITA DI GALILEO - di Brecht Nuova Scena-Arena del Sole di Bologna. Regia di Nanni Garella, con Virginio Gazzolo. Lucca, Teatro del Giglio, fino all'8 giugno.