Galimberti La Feltrinelli difende le pagine fotocopia

Partiamo facendo il punto della situazione. Sulle pagine di questo giornale Roberto Farneti ha messo in luce, nei giorni scorsi, una serie di insolite somiglianze tra L’ospite inquietante di Umberto Galimberti - filosofo, psicologo e antropologo (oltre che intellettuale di riferimento per un quotidiano come Repubblica)- e Il piacere e il male, saggio di un’antropologa meno nota in Italia, ma apprezzatissima all’estero: Giulia Sissa. L’ospite inquietante, scritto da Galimberti nel 2007 e tuttora nelle classifiche della saggistica, presenta nel sesto capitolo (precisamente tra pag. 65 e pag. 71) una serie di frasi che sembrano estrapolate, con variazioni men che minime, da Il piacere e il male, che era uscito in francese nel 1997 e nel 1999 in Italia. Giusto per fare un piccolo esempio, per chi non avesse seguito le puntate precedenti, riportiamo in questa pagina alcune delle frasi così simili da risultare quasi uguali. Le frasi «clonate» sono ovviamente molte di più.
Fonte di ulteriore imbarazzo per entrambe le penne accademiche coinvolte nella vicenda, è che l’editore dei due libri è lo stesso: Feltrinelli. Non proprio una piccola casa editrice di provincia, sprovvista di editor. Comprensibile quindi l’irritazione di Giulia Sissa che, ieri, ha rilasciato un’intervista al Giornale in cui dichiarava di non sentirsi tutelata dal suo editore.
Il caso, come c’era da immaginarsi, non è passato sotto silenzio. Così molti quotidiani hanno commentato con toni sarcastici la vicenda. Mario Baudino sulla Stampa ha iniziato la sua rubrica (Cartesio) ironizzando sul titolo del saggio di cotanto filosofo: «Un’ospite a sorpresa nel libro di Galimberti». Sulla stessa lunghezza d’onda Cristina Taglietti sul Corriere della sera. Al vetriolo, come sempre Andrea Marcenaro. Nella sua storica rubrica Andrea’s Version, sul Foglio, ha esordito con: «Non è possibile, non ci vogliamo e non ci possiamo credere...». E l’autore? Silenzio. L’editore? Silenzio. Nessuna reazione in una querelle mediatica che cerca un’ovvia risposta. Interpellati direttamente, l’imbarazzo è palpabile. La Feltrinelli prende tempo per preparare un comunicato.
Intercettiamo, invece, Umberto Galimberti nella sua casa milanese. All’inizio si limita ad un laconico «Sono su un’altra linea, mi può chiamare tra cinque minuti...». Scaduti i minuti canonici si passa a un: «Adesso sono con una persona mi può richiamare tra un’ora, ne parliamo...». Scaduta anche l’ora il professore è ancora attanagliato da comprensibili dubbi. La situazione non è delle più gradevoli, e il tono non nasconde l’impaccio: «Guardi non so se voglio fare un’intervista... Oppure mandarvi una lettera... Mi ci faccia pensare...». Dopo averlo pressato un poco, gli si lasciano gli ovvi recapiti, nell’ipotesi che decida di «riferire sul caso». Galimberti chiude dicendo: «Appena ho deciso comunque di sicuro l’avviso...».
Alla fine di un pomeriggio probabilmente concitato, alle 18.28, arriva per e-mail la presa di posizione dell’editore, che riportiamo integralmente: «A proposito degli articoli usciti in questi giorni sul libro di Umberto Galimberti, L’ospite inquietante, la Casa Editrice Feltrinelli precisa che il libro in parte raccoglie e rielabora gli articoli apparsi su Repubblica dal 1995 al 2007, come dichiarato nella nota in pagina del copyright. Il capitolo La seduzione della droga riproduce, non integralmente, la favorevolissima recensione di Umberto Galimberti al libro di Giulia Sissa Il piacere e il male pubblicata su Repubblica nel 1999. Nella recensione l’autore riportava passi del libro di Giulia Sissa senza le virgolette e gli stessi brani sono ora riemersi, otto anni dopo, nel capitolo in questione. Nella prossima edizione del libro L’ospite inquietante verranno apportate le correzioni necessarie e quindi sarà dato pieno riconoscimento allo stimato lavoro di Giulia Sissa. Milano, 18 aprile 2008». Prendiamo atto della risposta. Ma comunque i conti non tornano. Mettiamo pure che a Galimberti rielaborando gli articoli sia scappata, in quelle cinque paginette, una vecchia recensione archiviata senza riferimenti. Restano comunque due fatti: 1) per uno studioso del suo calibro è una sciatteria grave; 2) com’è che una recensione tratta da Repubblica, invece di essere un commento critico al lavoro della Sissa, si è trasformata in una serie di stralci di testo senza virgolettati? E come mai se il punto di partenza è una recensione non si cita correttamente nemmeno il titolo del libro in questione?
I dubbi rimangono e sono molti. Come diceva un tale: «A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca».