Gallaraga da Cuba a Monluè con la Santeria degli yoruba

La religione degli schiavi negri liberati trova espressione nella nuova musica

Matthias Pfaender

Questa sera la corte della Cascina Monlué risuonerà per qualche ora dei ritmi e delle melodie delle periferie dell’Avana, trasformandosi in un luogo di culto della «Santeria» caraibica.
Martha Gallaraga, una delle più famose interpreti della tradizione musicale cubana, porterà sul palco della Cascina la sua esplosiva miscela sonora, composta dall'energia e dalla musicalità primitiva africana e dai ritmi drammatici e concitati della musica spagnola. Accompagnata dal suo gruppo, i Galarumba, l’artista cubana proporrà un repertorio di inediti, un coacervo di canti, percussioni e sonorità afro-cubane e afro-venezuelane, sapientemente contaminato dalla musica di oggi (funk, soul, reggae, bossa e jazz).
Discendente di una famiglia di artisti cubani (il padre è Lazaro Gallaraga, uno dei più grandi cantanti del filone musicale della «Yoruba de la Santeria»), Martha cresce a Luycano, quartiere popolare dell’Avana.
Dal 1993 è per cinque anni la cantante del «Conjunto Folklorico Nacional de Cuba» (il più prestigioso corpo di ballo folcloristico di Cuba, a cui è affidata la cura e la conservazione della tradizione di ballo cubano, dalle danze degli indiani Areito a quelle di origine africana) con cui si esibisce in Europa, Stati Uniti, Messico, Corea e Cina. Dal 1999 al 2003 ha accompagnato il pianista Omar Sosa, suo conterraneo, con il quale ha partecipato a numerosi festival jazz internazionali. Nell’arco della sua carriera ha accompagnato artisti come Felipe Cabrera, Bayuba Cante, Oba Ilù, Rumbanana, Son de Caracas.
Nell’autunno del 2003 intraprende la carriera solista, fondando il gruppo Martha y su Galarumba, con il quale porta in giro per il mondo le sonorità della Rumba, la musica nata a Cuba dopo l’abolizione della schiavitù (1878), quando, ottenuta la libertà, grandi masse di negri abbandonano i campi e si trasferiscono nelle periferie delle città.
Tra sogni di nuova vita e levori umili nei centri urbani, i neri liberati danno vita alla loro musica, la Rumba. All’inizio gli ex schiavi non posseggono strumenti musicali e per la produzione dei ritmi si adattano ad usare di tutto: maracas (zucche secche riempite di sassolini), «marimba» (la rumba box, strumento di percussione), «claves» (due bastoncini di legno percossi l’uno contro l’altro), cassoni vuoti come tamburi, utensili e oggetti domestici.
Su basi musicali che dispiegano un ventaglio ritmico molto ampio, dal lento al velocissimo, i nuovi «liberti» cantano la loro denuncia sociale, musicando testi legati alla difficile quotidianità, alle leggi eterne dell’amore e alla Santeria.
La Santeria cubana è una religione che ripropone, tramite una singolare fusione con i santi del cattolicesimo, le pratiche religiose e la mitologia degli Yoruba, popolazione nigeriana maggioritaria fra gli schiavi portati nell’isola.
Martha Gallaraga, La Notte di San Lorenzo, Cascina Monluè, info 02-54178225, ore 21.45, ingresso libero