Gallarate, sondaggisti cacciati da un seggio

Il peggio è accaduto nel Varesotto. Dove la giornata di voto di ieri si è rivelata inaspettatamente molto movimentata. E non in senso positivo. Innanzitutto a Gallarate. È stato infatti un seggio della cittadina che gli operatori di un’agenzia impegnata in sondaggi raccontano di essere stati cacciati dalla polizia locale mentre intervistavano gli elettori per ricavare gli exit poll. E sono stati costretti a sospendere le rilevazioni.
L’episodio è successo al seggio in via Palestro dove i sondaggisti, per gli exit poll commissionati dal Pd, facevano domande a chi lasciava la sede elettorale dopo aver votato. A cacciare gli operatori è intervenuta la polizia locale che ha chiesto loro chi fossero, ordinando di spostarsi, poi un altro pubblico ufficiale che ha minacciato di chiamare la Digos.
Quindi è toccata a Busto Arsizio. Dove L’Unione Italiana ha presentato una denuncia ai carabinieri locali chiedendo l’invalidazione delle elezioni perché sui manifesti esposti nei seggi elettorali mancavano i nomi di 5 candidati della lista.
La mattinata in città a Milano invece è stata tranquilla. In via Carlo Pisacane la sezione elettorale ieri mattina è stata presa d’assalto dai residenti che la domenica avevano preferito passarla altrove e quindi non avevano votato. Lo stesso in seggi centrali come quello di in via Solferino, via Commenda e via Olona (zona 1) dove gli scrutatori hanno notato un’affluenza consistente ieri mattina, soprattutto in considerazione del fatto che si trattava di un lunedì, giornata lavorativa. «Tanta gente residente in centro ieri ha preferito andare al mare, ma stamattina si è presentata a votare» ha commentato un presidente di seggio.
Mentre domenica, però, l’atmosfera era più rilassata e davanti ai seggi avevamo notato molti sostenitori, tanti candidati che si esibivano in abbracci e strette di mano dando vita a una serie di siparietti piuttosto interessanti da osservare, ieri mattina Milano ha confermato la sua tendenza operosa. Non si sono visti capannelli e quasi nessuno, tra gli aventi diritto al voto, si fermava davanti alle sedi elettorali a chiacchierare o a discutere sull’identità del futuro sindaco. Giusto il tempo di recarsi a dare la propria preferenza, insomma. E poi via velocemente al lavoro.