Galleria Salomon, Marzio Tamer e la sua opera «senza tempo»

«Ogni cosa, animata o no, appare sospesa in un dove non esiste più il legame con il tempo. Realtà o atemporalità nell’opera Marzio Tamer? Non è facile dirlo perchè nella sua pittura, così vicina al vero da dare l’impressione di poter essere afferrata non solo con gli occhi, i due concetti si fondono l’uno nell’altro, diventando intercambiabili». Sono parole di Nicoletta Pallini (curatrice della prefazione del volume monografico dell’autore) a proposito dell’opera di Tamer, esposta alla Galleria Salomon&C. a Palazzo Cicogna in via San Damiano 2 (oggi ultimo giorno),accompagnata da un catalogo edito dalla Salamon stessa e curato da Lorenza Salamon. Si tratta di nature morte, animali, paesaggi dove il silenzio sfida il tempo e dove la solitudine si trasforma in sacralità. La sensazione che si avverte davanti ai lavori (olii, acquarelli, matite) è che l’artista abbia voluto passare al setaccio con una propria lente interiore ogni dettaglio della nostra storia fatta di cose, di animali, di fiori, di rocce. Paesaggi e microcosmi incantati ma non incontaminati nonostante l’ordine quasi ossessivo che Tamer impiega nel dipingerli con dedizione assoluta. «Verso Kamaria», ad esempio, è una tavola intrigante nella quale si avverte questa peculiare sorta di estraneità rispetto al tempo presente. Con «La serra», l’artista parla chiaro: la catena montuosa con le cime coperte di neve ci garantisce l’osservazione della natura da parte di un artista che decide di riaffidarsi alla contemplazione e all’ispirazione.