Alla galleria Salomon le opere rcenti di Marzio Tamer

«Ogni cosa animata o no, appare a sé stante, sospesa in un universo del tutto suo dove non esiste più il legame con il tempo. Realtà o atemporalità nell’opera Marzio Tamer? Non è facile dirlo perchè nella sua pittura, così vicina al vero da dare l’impressione di potere aessere afferrata non solo con gli occhi, i due concetti si fondono l’uno nell’altro, giocano uno stesso ruolo, si identificano, diventano ogni volta intercambiabili». Questo è quanto sostiene Nicoletta Pallini (curatrice della prefazione del volume monografico dell’autore) a proposito dell’opera di Tamer, esposta alla Galleria Salomon & C. a Palazzo Cicogna in via San Damiano 2 fino al 22 dicembre accompagnata da un catalogo edito dalla Salamon stessa e curato da Lorenza Salamon. Si tratta di nature morte, animali, paesaggi dove il silenzio sfida il tempo e dove la solitudine si trasforma in sacralità. Al centro dell’opera non è certo l’uomo, ma sicuramente lo è in quanto protagonista delle sue visioni. Del suo operare vi è traccia ovunque dai muri di cinta che dividono un terreno di fronte a una natura sterminata o in qualche dipinto dove per gioco una rana è imprigionata sotto un bicchiere. La sensazione che si avverte davanti a queste opere, olii, acquarelli, matite, è quella che l’artista abbia voluto passare al setaccio con una propria lente interiore ogni dettaglio della nostra storia fatta di cose, di animali, di fiori, di rocce. Paesaggi e microcosmi incantati ma non incontaminati nonostante l’ordine quasi ossessivo che Tamer impiega nel dipingerli con dedizione assoluta. «Verso Kamaria» è un’altra delle tavole intriganti nella quale si avverte una sorta di estraneità rispetto al tempo presente. Con «La serra» l’artista parla chiaro, la catena montuosa con le cime coperte di neve accompagnata da una serie di bozzetti preparatori ci garantisce non solo una messa a punto di una tecnica acclamati pittori del passato ma anche moderni, come De Chirico, Fontanesi, Annigoni, Friedrich o Wyerth, ma l’impressionante meditazione e osservazione della natura da parte di un artista che decide di riaffidarsi alla contemplazione e all’ispirazione. La tela di lino, la colla di coniglio, le tavole tamburate resistenti all’umidità, olio e tempera grassa, l’acerto e l’acido fenico come fissativo creano effetti oggi come oggi irraggiungibili. In sostanza per Tamer. «La tecnica sta alla pittura come la grammatica sta alla scrittura». «Mai come in Olanda» del 2000 rappresenta splendidi fiori in brocche trasparenti appoggiate su un tavolo di legno di carattere caravaggesco e allo stesso tempo fotografico, raffinati vasi, dal profumo che sembra fuoriuscire dalla tela. Mentre ne «Il conciliatore» del 2008, un lupo dormiente assomiglia più a un quadro del Seicento che si fa contemporaneo per la scelta solitaria del soggetto e la scomposizione del quadro in due parti, chiaro e scuro. Anche qui i bozzetti preparatori sono disegni che rivelano la mano capace dell’autore: il lupo muove la testa o tenta di alzarsi. «La mela» e «La zucca» di quest’anno sono sempre singoli elementi appoggiati sulla tela bianca dalla centralità dello spazio impressionante: la modernità della fotografia still-life ha il suo peso. Non mancano uova di uccello chiuse con accanto un piccolo cavalluccio marino, topi e teneri volatili. Una spiegazione c’è a tanto amore per la natura. L’artista autodidatta (Schio 1961) dopo avere frequentato il Liceo artistico ha lavorato per la rivista Airone. Dopo le mostre in Inghilterra si possono annoverare tra i suoi collezionisti personaggi del calibro di Lord Jacob Rotschild.