Galliani: Ancelotti alla Roma? Magari, ma dopo il Milan

Il tecnico: "Non dimentico gli 8 anni all’Olimpico". Il vicepresidente: "Carlo in giallorosso? Glielo auguro, ma solo quando scadrà il contratto"

nostro inviato a Milanello

Sembra passato un secolo e invece di mezzo ci sono appena tre anni calcistici. Milan-Roma è un’altra storia più che un’altra sfida sottratta al duello scudetto recitato nel 2004: negli ingredienti attuali molto zucchero e poco arsenico. Un tempo invece i veleni, provenienti in quantità industriale da Trigoria (leggere Fabio Capello), intossicarono i rapporti diplomatici, già compromessi per la nota contrapposizione tra Sensi e Galliani, allora presidente di Lega. E l’influsso contagiò, tanto per cambiare, anche i rapporti tra tifoserie, il clima stesso delle sfide, classificate dalla polizia come partita «a rischio 4», il massimo dell’allarme. Comincia Carlo Ancelotti, segnalando il suo noto amore per «la Roma dove ho giocato per 8 anni», finisce Adriano Galliani, vice-presidente esecutivo del club berlusconiano confermando l’esistenza di una intesa politica e non solo politica con la società in quota alla famiglia Sensi. «Se esiste un patto di non belligeranza con la Roma sul mercato chiedetelo alla dottoressa Sensi. Certo il Milan non farà mai uno sgarbo alla Roma» è la frase del dirigente milanista intervenuto ieri pomeriggio al network «Radio Radio».
E sul resto degli argomenti Milan-Roma non riesce a scodellare una sola polemica, magari artificiale. Né quando Ancelotti riconosce un vantaggio obiettivo l’assenza di Totti, né quando ancora Galliani assegna a Milan e Roma il primato del bel gioco in campionato. «Mi dispiace che manchino Totti e Ronaldo ma sarà comunque una bella partita, sono due squadre che onorano il calcio, io mi diverto a vederle» è il complimento di Galliani, attento solo a non indispettire la concorrenza interista, molto sensibile allo scudetto del bel gioco, assegnato da critici e tecnici a Roma innanzitutto e poi al Milan di Champions.
Non c’è puzza di bruciato quando tocca allo stesso vice-Berlusconi definire meglio, nel tempo, il suggestivo scenario delle rispettive panchine immaginato in questi giorni da interviste e dibattiti radiofonici. «Carlo è un romantico, non escludo affatto che dopo aver concluso la sua esperienza milanista, sotto contratto fino al 2010, possa trasferirsi alla Roma. Anzi glielo auguro conoscendo i suoi sinceri sentimenti», la previsione del dirigente milanista. Mentre Spalletti, che viene dalla campagna e non si fida di nessuno, neanche dei cronisti di Trigoria, si tira indietro spiegando di non «voler partecipare al giochino». Lo considera un trappolone, per intendersi al volo.
Così, per uno di quegli strani giochi del destino, il sabato di Milan-Roma, gemellate anche nella vicenda dei diritti tv, risulta rinfocolato dal duello rusticano tra Galliani e Zamparini, intervenuti entrambi a «Radio Radio». Il dirigente milanista segnala, sul vertice di martedì prossimo, un pronostico di segno negativo («difficilmente ci sarà accordo») prima di far conoscere la curiosa proposta del presidente del Palermo. «Nel definire il parametro della storia dei singoli club, Zamparini chiede che si cominci dal 1° luglio del 2006: una teoria bizzarra. Prima del 2006 il calcio esisteva, Milan e Roma si affrontavano regolarmente mentre il Palermo giocava col Ragusa», la didascalica spiegazione di Galliani. Immediata la replica velenosa del presidente del Palermo. «Galliani è l’anticalcio e l’antisport, non dovete chiedergli pareri. Per lui gli interessi del Milan coincidono con gli interessi del calcio. In questo momento c’è qualcuno che ha fatto sparire 250 milioni dalla torta dei contratti tv. Perciò auspico l’intervento degli Agnelli, di Moratti e di Berlusconi», l’intemerata di Zamparini. Chiusa dalla stoccata di Galliani: «Berlusconi condivide le nostre posizioni, mentre Zamparini è un mezzo Robin Hood, vuole togliere ai ricchi per versare a se stesso».