Galliani da Borrelli E Moggi rifiuta di farsi interrogare

«Metteva in soggezione gli arbitri... Le griglie? Un segreto di pulcinella. Non rinnegherò mai la mia amicizia con Moggi. Non mi pento di nulla»

Gian Piero Scevola

È stata la giornata dei grandi incontri e del grande rifiuto. Francesco Saverio Borrelli e il suo pool di 007 ha imposto alle indagini un ritmo vertiginoso e Roma è davvero diventata, almeno per questo scandalo, caput mundi. Ieri infatti sotto le forche caudine dell’Ufficio indagini sono passati alcuni pezzi da novanta di questa inchiesta: dirigenti e arbitri, Milan in mattinata e Fiorentina nel pomeriggio. Il colpo di teatro è arrivato però di prima mattina con Adriano Galliani che si è presentato a sorpresa presso l’Hotel Albani, dove Borrelli alloggia in queste sue “passeggiate” romane. Un incontro non previsto, ma chiesto da Galliani, due ore di colloquio fitto fitto, senza intrusi e senza che nulla filtrasse di quanto detto. Che poi Borrelli, scherzando, abbia fatto il Pinocchio («Io non ho incontrato nessuno. Cosa volete che vi dica?»), questo fa parte del gioco, così come la veloce risposta di Galliani («Non ho niente da dire») prima di andarsene più veloce della luce. Ma l’espressione tranquilla, il sorriso del presidente della Lega sono elementi indicativi che l’interrogatorio ad opera di Borrelli (perchè di autentico interrogatorio si è trattato) è andato per il meglio, sollevando il morale di Galliani che a spada tratta ha difeso il suo Milan, vittima del sistema e non portatore di un sistema parallelo a quello “illecito” di Moggi.
Congedato Galliani, Borrelli ha ascoltato in Federazione (c’era anche Guido Rossi, ma non si è fatto vedere) i due ex designatori Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo. Cinque ore il torinese, quasi nove ore il livornese, complice anche un’interruzione di 90’ a causa di un black-out dei computer. I due, con l’intervento dei vice di Borrelli, Maurizio D’Andrea e Maria Josè Falcicchia, sono stati torchiati sui rapporti con Moggi, sui sorteggi taroccati e sui condizionamenti nei confronti degli arbitri. In silenzio Pairetto all’uscita, a commentare l’audizione ci ha pensato il suo avvocato Giorgio Merlone che ha negato che i sorteggi arbitrali fossero già decisi e che Moggi fosse a conoscenza in anticipo delle designazioni: «C’erano due giornalisti durante ogni sorteggio, dunque era impossibile manipolarlo. Le intercettazioni non sono realtà storica, ma sono gonfiate con gli estrogeni. Si sta facendo un processo mediatico in cui si vuole trovare un mostro. Moggi? Sono due persone della stessa città, dunque è normale ci fossero dei rapporti. Ma erano sempre rapporti puliti. Quanto alla posizione del mio assistito, Pairetto è una vittima, gli altri non so».
Considerazione che non dev’essere proprio piaciuta a Borrelli che, venutone a conoscenza al momento di andarsene verso le 18,30, ha seccamente commentato: «Vedremo alla fine del procedimento se è una vittima o no». Per poi aggiungere: «Non sono deluso perchè non c’è un pentito: le confessioni sono merce particolarmente rara. La disponibilità c’è stata perchè sono tutti comparsi, tranne qualcuno che per malattia (Mazzini, ndr) o altri motivi non è venuto. Il tono scherzoso negli interrogatori è una giustificazione che spesso abbiamo sentito. Bisogna separare il grano dal loglio e vedere quali poi siano frutto di spirito goliardico e quali no». Da parte sua invece Bergamo, arrivato alle 9,05 e uscito alle 18,25, ha risposto ai cronisti: «Abbiamo cercato di chiarire tutte le cose che ci riguardavano, abbiamo dato un grosso aiuto a chi sta lavorando. Abbiamo letto le intercettazioni e ho dato risposte esaurienti e chiarificatrici. Io sono sereno e lo ero anche prima». Carlo Ancelotti, in mattinata sentito da D’Andrea, ha dichiarato si essere a conoscenza dell’interrogatorio di Galliani e ha poi aggiunto: «Siamo al di fuori di tutto, so come lavora questa società e il lavoro che ho fatto io in 5 anni di Milan. Su Meani ho detto quello che dovevo dire». Il pomeriggio si è tinto di viola con i fratelli Diego e Andrea della Valle e l’ad Sandro Mencucci. Tre ore per Diego Della Valle che uscendo ha commentato: «La Fiorentina non ha fatto nulla di strano. Siamo tranquilli e sereni. È stata una bella giornata di lavoro perchè abbiamo parlato da gente civile e dall’altra parte abbiamo trovato persone competenti e altrettanto civili a cui abbiamo esposto le nostre cose».
Sei ore sotto torchio invece il fratello Andrea. «Serenissimi», la sua battuta. «Possibile condanna? Non è il momento di parlarne, anche perchè siamo qui per spiegare che la Fiorentina è pulita». Oggi toccherà all’ex presidente della Federcalcio, Franco Carraro e al presidente della Lazio, Claudio Lotito. Non sarà invece ascoltato da Borrelli Luciano Moggi, dimissionario dalla Juve e non più tesserato. «È diventato estraneo all’ordinamento calcistico e per questo non presenzierà alle audizioni in corso», il fax inviato a Borrelli da Fulvio Gianaria, avvocato di Big Luciano.