Galliani: "Clausola Kakà? Non c’è, piuttosto mi taglio un dito"

Spunta la mina vagante, l’eventuale clausola rescissoria: diventerebbe una
sorta di cavallo di Troia dentro il contratto blindato fino al 2012. Ma il vicepresidente del Milan smentisce tutto

L’autista di papà Kakà suggerisce, qualche giornale italiano raccoglie, gli spagnoli copiano e rilanciano. Nel triangolo dell’affare Kakà, ci sono storie di questo tipo, divertenti se non tradissero la loro origine. Da qualche giorno, tra Milano e Madrid, rimbalzano oltre alle dichiarazioni di Calderon (un giorno di resa senza condizioni, il giorno dopo la resa diventa tattica), anche particolari inesistenti del rinnovo contrattuale tra Kakà e il Milan del quale nessun protagonista ha mai parlato e che l’autista di papà Kakà, l’ingegner Bosco, unico agente del brasiliano, vorrebbe suggerire. Perciò spunta la mina vagante della clausola rescissoria sull’esempio didascalico, pare di capire, del caso Suazo (diverso, molto diverso).
A parte la discutibile conformità del documento in sede Fifa, l’eventuale clausola rescissoria (con cifra gradita solo al Real e all’autista di papà Kakà, magari: 100 milioni di euro) diventerebbe una sorta di cavallo di Troia dentro il contratto blindato fino al 2012. E allora o la cifra tiene conto del valore commerciale e tecnico di Kakà, come succede con Ronaldinho (informarsi al Barcellona, prego), oppure dell’argomento è vietato discutere. Con buona pace dell’autista di papà Kakà che si spaccia per agente del brasiliano perché viene utilizzato come intermediario nell’appuntamento con l’ingegnere Bosco. La conferma è in una frase molto secca di Adriano Galliani, vice-presidente esecutivo del Milan. «Mai sentito parlare di clausola. E piuttosto che firmare un documento del genere, mi faccio tagliare un dito».