Galliani: «Le grandi rischiano il declino»

Franco Ordine

Caro presidente Galliani, ci risiamo col bombardamento sui diritti tv. C’è uno scandalo tipo scalata di Unipol a Bnl?
«Di solito, le leggi di un Paese si rispettano. Da noi, la legge approvata dal governo D’Alema nel ’99, stabilisce che i diritti tv sono soggettivi, appartengono ai singoli club. La conseguenza è una e una soltanto: Mediaset e Juventus hanno rispettato la legge».
Zamparini la rimprovera, tra l’altro, di aver taciuto la notizia dell’affare...
«Se non bastasse il rilievo elementare che sui diritti soggettivi non ho titolo per intervenire, bisognerebbe ricordare che nel nostro caso, sia Mediaset che Juventus, sono società quotate in borsa. Diamo per scontato che io sapessi, e non è affatto così: se avessi “spifferato” la trattativa a qualcuno, avrei commesso addirittura un reato, insider trading si chiama. Capisco la vis polemica ma spingersi fino all’istigazione di un reato, mi sembra un eccesso che sconfina oltre il ridicolo».
È partita la campagna per modificare la legge D’Alema. Cosa ne pensa?
«Che le leggi non si giudicano sulle ipotesi di lavoro, specie se si tratta di un provvedimento che sarà adottato dal prossimo Parlamento. Prima voglio vederla, la nuova legge, voglio leggerla e infine commento. Nel frattempo, come calcio italiano, abbiamo uno scenario definito in tutti i suoi dettagli che ci impegna fino al 2007».
Vuole riepilogare?
«Da noi esiste una consistente e doppia mutualità. La prima, della serie A a favore della serie B; la seconda, all’interno della serie A, è stata stabilita fino al giugno del 2007. I club percepiranno, per l’attuale stagione, il 18% dei profitti complessivi, botteghino reale, stadio virtuale, digitale terrestre; nel prossimo anno invece la quota salirà al 19%».
Zamparini ha continuato a reclamare il modello inglese: com’è?
«Questa è un’altra abitudine stravagante: dei modelli sbandierati, si colgono solo alcuni aspetti, favorevoli alla propria tesi, e se ne dimenticano altri, stranamente. I tifosi del modello inglese non raccontano che nella Premier league non esiste la mutualità a favore della B. E sui proventi da botteghini ognuno porta a casa il proprio incasso».
Zamparini insiste nel reclamare le sue dimissioni...
«Io conosco cosa vogliono i presidenti: chiedono di far lievitare quel 18%. Lo so perché nell’ultima assemblea, a fronte dei risultati economici raggiunti dalla mia gestione, siamo passati da 100 milioni di euro a 150 milioni di euro, ho ricevuto un plauso generalizzato. Io di questo rispondo, non di una legge fatta dal governo D’Alema, sei anni prima. E comunque Zamparini non sarà accontentato».
Anche il Corriere della Sera sostiene che lei ha il peccato originale del conflitto d’interessi...
«Il conflitto d’interessi esiste in ogni associazione di categoria. Zamparini stesso rappresenta il Palermo e Cellino, vice di serie A in consiglio di Lega, non è forse presidente del Cagliari? Censura stravagante. È come se ci si scandalizzasse perché il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, è anche presidente di Fiat».
Ci sarà il summit lunedì a Roma?
«Per aprire un tavolo bisogna che le parti convocate siano d’accordo. Una lo è, l’altra deve discutere. Ho l’impressione che la nascita della nuova lega di A verrà rallentata».
La cessione di Cassano al Real Madrid ha impoverito il calcio italiano?
«Per la Nazionale non cambia niente: Lippi lo avrà a disposizione. Cambia per il campionato: è una stella che va via, la cifra tecnica si abbassa. L’affare segnala un altro handicap italiano. In Spagna vige una diversa fiscalità: per garantire a Cassano gli stessi soldi pagati dalla Roma, Florentino Perez spende solo il 25% in più di tasse, da noi si raddoppia la cifra. E siamo arrivati al nodo della questione».
Cioè?
«Se pensiamo di “tagliare” il fatturato delle big del calcio italiano, che è già nettamente inferiore a quello di inglesi e spagnoli, ci condanniamo a un declino. Perché il Milan, al pari di Juve e Inter, Fiorentina e Udinese, Roma, devono competere con le grandi potenze europee se qualificate per la Champions league».
Perché il Milan non ha preso Cassano?
«Perché siamo al completo nel reparto. Ma Cassano sa della nostra stima: c’è stato un momento, nell’estate scorsa, in cui siamo stati vicinissimi a lui».
Molti tifosi milanisti masticano amaro leggendo dei tanti soldi versati dai Berlusconi nelle casse della Juve.
«Lo so ma anche qui la confusione regna sovrana. Signori miei, Mediaset è un’azienda per un terzo controllata dalla famiglia Berlusconi e per 2/3 posseduta dal mercato, risponde a quelle leggi. Il presidente Silvio Berlusconi non c’entra niente e comunque fa il suo dovere firmando fior di assegni per ripianare il deficit di bilancio del club. Ogni milanista dovrebbe augurarsi come faccio io: lunga vita al presidente».
Nel 2006 il calcio soffrirà del mal da stadio?
«A Miami ho assistito a due partite di basket: hanno stadi comodi, pieni di negozi, ristoranti, è una festa. Da noi è un disastro. E non lo sostengo io: l’ha certificato l’Uefa. Non abbiamo un impianto da 4 o 5 stelle, al momento non potremmo ospitare neanche una finale di coppa Uefa».
Ci sveli un mistero: alla festa del Pallone d’Oro a Parigi, lei ha passato il suo cellulare a Ronaldinho. Chi c’era dall’altra parte?
«Non rispondo neanche sotto tortura. Vi basti sapere che non era il presidente Berlusconi».