Galliani: «Lascio la Lega a settembre»

Oggi l’assemblea. Cancellata dall’ordine del giorno la richiesta di dimissioni del presidente

Franco Ordine

da Milano

«Resistere, resistere, resistere». Adriano Galliani, senza saperlo, fa il verso a Francesco Saverio Borrelli, appena incaricato di guidare l’ufficio indagine della Federcalcio e a poche ore dall’assemblea generale dei club di serie A e serie B si appresta a segnare un punto a proprio favore. L’assedio alla sua poltrona è rotto, cancellata dall’ordine del giorno la richiesta di dimissioni, cavalcata negli ultimi giorni. Decisa anzi una difesa, convinta e documentata, del lavoro svolto dalla Lega professionisti, dal suo presidente fino all’ultimo dei funzionari, neanche sfiorati dallo scandalo delle intercettazioni. Convinti a firmare la tregua, e a rinviare a settembre il tema della governance neutrale, i più fieri oppositori di Galliani, Maurizio Zamparini e Riccardo Garrone, presidenti di Palermo e Samp. Con il primo, suo vice in Lega, Galliani ha avuto un colloquio franco e cordiale, ieri, nel Varesotto. Al termine della colazione, Zamparini ha reso l’onore delle armi al rivale: «Il suo punto di vista è legittimo: non vuole dimettersi perché secondo lui sarebbe un’ammissione di colpevolezza». Ecco la soluzione preparata, allora. Galliani è autorizzato, dall’assemblea dei suoi elettori, a restare in sella, insieme con il suo consiglio, fino a settembre, gestendo la tormentata ripresa del prossimo campionato. In quella data sarà ridiscussa la guida politica dell’organizzazione. E con regolamenti diversi, sarà possibile aprire a una presidenza “esterna”. «Allora sarà possibile fare un passo indietro» è la formale promessa di Galliani, ripetuta anche ai suoi più convinti alleati, Massimo Cellino, presidente del Cagliari, tra gli altri.
L’accordo è fatto e dev’essere solo siglato in modo formale e solenne. Il ragionamento con cui Galliani ha fatto breccia nell’antico contestatore è lineare, quasi didascalico: «Io sono orgoglioso del lavoro fatto e dei risultati ottenuti. I conti degli uffici sono in ordine, il fatturato è stato incrementato, i contratti con le tv sottoscritti, gli accordi tra club anche, per la prima volta sono previsti rimborsi a chi retrocede dalle due categorie. Né io in qualità di presidente, né il segretario generale né alcuno dei funzionari siamo stati sfiorati dallo scandalo delle intercettazioni». Zamparini si è dovuto arrendere. «Anche se la vedo diversamente, sono dell’idea che bisogna riformare le istituzioni del calcio, perché anche su certe nomine ha pesato il condizionamento delle grandi squadre» l’eccezione rinfoderata lealmente. Via libera anche da Genova e da Garrone. Nessuno chiederà le dimissioni di Galliani, allora. Anzi, un documento marcherà la differenza rispetto agli uffici della Federcalcio travolti dall’indagine dei diversi magistrati, tra Napoli e Roma.
«Resistere, resistere, resistere». Adriano Galliani ha scelto la posizione intransigente dopo un colloquio informale con Silvio Berlusconi, «lo duca mio», che doveva restare riservato e che invece è stato reso pubblico dallo stesso premier la settimana scorsa a Napoli. Inutile far finta di niente: la scelta di Guido Rossi, segnalato al Coni dai partiti dell’Unione, e la successiva nomina di Francesco Saverio Borrelli, hanno dato una insopportabile connotazione politica alla vicenda. Molti presidenti di società non hanno gradito. Anzi, sono pronti a far conoscere questo pomeriggio in modo aperto e polemico, il loro dissenso nello sport, un tempo isola protetta rispetto alla politica. Figurarsi Silvio Berlusconi, rientrato ufficialmente nel ruolo di dirigente numero uno del suo Milan. «L’avessero fatto quelli del centrodestra, avrebbe chiesto l’intervento dell’Onu» la battuta circolata ieri pomeriggio. Perciò Galliani ha fatto suo, senza volerlo, il triplice “resistere” e alla fine l’ha spuntata. Fino a settembre sarà presidente della Lega.
Di pertinenza della politica, invece, è la gestione della candidatura dell’Italia per l’organizzazione degli Europei del 2012. Franco Carraro, ieri pomeriggio, ha varcato l’ingresso di palazzo Chigi per ottenere dal sottosegretario Lolli una risposta precisa alla domanda di fondo. «Bisogna proseguire nell’inziativa o rinunciare?».