Galliani: «Non eravamo geni a Yokohama, non siamo brocchi ora»

«Il rendimento? In gennaio e febbraio era stato ottimo... Ovvio, adesso ci sono evidenti problemi, ma di questi discuto in privato con Ancelotti»

Caro Galliani, anche il presidente Silvio Berlusconi, interrogato sulle sorti del Milan, si è detto molto preoccupato. E lei?
«A me è piaciuta molto l’allegoria usata dal presidente sull’alta e sulla bassa marea. Credo fotografi alla perfezione l’attuale momento della squadra diventata a metà dicembre il club campione del mondo. A dar retta ai fischi del primo tempo con l’Atalanta e a qualche giudizio feroce, sembrerebbe infatti che il Milan sia reduce da cinque anni di digiuno calcistico e non invece da una strepitosa abbuffata di coppe e trofei. La tendenza dei nostri tempi è quella di dimenticare in fretta. Almeno il calcio dovrebbe conservare la memoria, non dico dei nostri 22 anni, i migliori anni della nostra vita da milanisti, ma almeno degli ultimi dodici mesi».
Il passato glorioso non si tocca, ma qui ballano 4 sconfitte a S. Siro e il 4° posto...
«Vero, ma si tratta di un allarme maturato negli ultimi dieci giorni e per il quale ci sono spiegazioni quali gli infortuni inaspettati».
Prima delle sconfitte con Atalanta e Sampdoria, non erano certo rose e fiori...
«Io mi lascio guidare dai numeri. Prendiamo il rendimento del Milan nei mesi di gennaio e di febbraio, al netto dei tre recuperi che si riferiscono a un’altra parte della stagione. Bene: in otto turni di campionato abbiamo realizzato 20 punti, 6 successi e 2 pareggi. Mi sembra una striscia tutt’altro che deludente. Anche a marzo non è andata poi così male».
Ma cosa fa, il riassunto delle puntate precedenti?
«No, rinfresco la memoria a tutti per far capire che bisogna avere la mente fredda, affrontare e risolvere i problemi, senza lasciarsi prendere dalla depressione e dalla voglia di rovesciare il tavolo. A marzo, insisto, abbiamo pareggiato con la Lazio, vinto a Empoli e Torino e perso, meritando esattamente il risultato opposto, contro la Roma, come hanno riconosciuto tutti, Spalletti per primo».
Va tutto bene, allora?
«No, non va bene per niente. Ho sufficiente esperienza per sapere che ci sono dei problemi, delle performance nei primi tempi che non mi convincono, ma questa è materia di discussione, privatissima, con Ancelotti e i giocatori».
L’unico che si può criticare quindi è l’arbitro Brighi?
«L’arbitro è un elemento neutro e tale dovrebbe restare. Riconosco che a ripetere in pubblico certi rilievi, oggettivi, si corre il rischio di passare dalla parte del torto. Sorvolo sul precedente (Milan-Livorno, gol annullato a Filippo Inzaghi, ndr) dell’arbitro ma i torti subiti, solo nella partita con l’Atalanta, sono clamorosi: 1 gol buono tolto e 1 rigore negato nei primi quattro minuti della ripresa, hanno di sicuro inciso sul risultato finale».
Con gli arbitri, quest’anno, il Milan se la passa male: c’è un motivo?
«Non voglio farla lunga, definiamolo un anno poco fortunato, argomento chiuso».
Anche col pubblico rossonero, il rapporto, un tempo idilliaco, sembra esaurito. Colpa del distacco dall’Inter?
«Se penso ai fischi riservati a Clarence Seedorf dopo un minuto di gioco, mi ribolle il sangue. Ma questo non è il momento delle divisioni né delle polemiche e perciò sorvolo sull’argomento».
Molti tifosi più che lanciare strali, si interrogano sul futuro del Milan. Ci saranno rinforzi autentici?
«Lo dico senza enfasi: non eravamo dei geni la sera del 16 dicembre, quando a Yokohama abbiamo alzato la coppa del mondo, non siamo diventati improvvisamente degli incompetenti tre mesi e mezzo dopo. Di calcio-mercato parleremo a tempo debito. Ricordo solo che noi del Milan, società e squadra, abbiamo sufficiente esperienza per gestire questa bassa marea, come la chiama il presidente Berlusconi».