Galliani: "Con Sheva ci vediamo ad Atene"

Inzaghi: "Ho sentito Berlusconi nel pomeriggio, mi ha caricato". Seedorf: "Aspettavo una partita così"

Monaco - Adriano Galliani, con al collo una sciarpa donatagli da un tifoso arabo venuto dall’Arabia Saudita non sta più nella pelle. «La mia non era presunzione quando dicevo che il Milan è una squadra superiore: all’Allianz Arena l’abbiamo dimostrato. Mi piacerebbe tanto trovare Schevchenko in finale, ma ora pensiamo a Messina e Ascoli. Quanti milioni di euro vale questa qualificazione? Non fatemi parlare di soldi ora, in questo momento viene prima il tifoso dell’amministratore delegato. Per questo voglio condividere la mia gioia con tutti quei tifosi che ho incontrato per le strade di Monaco e che ora staranno tornando verso casa pieni di felicità».

La sua rivincita personale l’ha avuta però Clarence Seedorf, il giocatore che negli ultimi due mesi sembrava aver smarrito la bussola. «Siamo andati molto bene in fase difensiva e davanti siamo stati pericolosi», precisa l’olandese. «Nel secondo tempo loro attaccavano e noi abbiamo sbagliato quattro contropiedi favorevoli. Dopo un periodo così così, stavo aspettando questa partita, me la sognavo: un gol e un assist vincenti, non poteva andare meglio. Ringrazio Kakà, senza il suo sacrificio, non avrei mai potuto giocare in quella posizione. Il Manchester? Gli inglesi ci conoscono bene, ma anche noi conosciamo loro». Gennaro Gattuso è stanco, ma raggiante: «Mi spiace per la Roma, ma noi siamo ancora il calcio campione del mondo. Dopo il 2-2 dell’andata, Ancelotti ci ha detto: “andiamo a Monaco a vincere”. Con Ancelotti che ci guida, questa è davvero una grande squadra. Hitzfeld? Prima di proclamare la vittoria, deve aspettare il responso del campo. Le sue provocazioni ci hanno motivato». Superpippo Inzaghi non sta più nella pelle: «Con Ancelotti siamo sempre andati d’accordo, anche quando mi lasciava fuori. Ha creduto in me, mi ha fatto giocare e l’ho ripagato. Ma decisiva è stata anche la telefonata del presidente Berlusconi nel pomeriggio: mi ha dato la carica». E con il presidente il filo diretto è continuato anche alla fine con una telefonata ricca di entusiasmo.

Chiude la passerella Kakà. Il brasiliano ha la faccia tirata: «Il momento più duro? Prima della partita, c’era troppo pessimismo intorno. Poi una volta in campo le cose sono andate benissimo. Serviva un’impresa per rimanere nella storia: ci siamo rimasti. Ora serve un altro passo».