Galliera, via libera dal consiglio comunale

Alle ore 19 la proposta è stata votata. Con 34 sì, 2 no (Piana, Lega Nord e Bernabò Brea, La Destra) e 2 presenti non votanti (Delpino, Comunisti Italiani, e Nacini, Rifondazione Comunista), il consiglio comunale di Genova ha detto «Sì» al nuovo ospedale Galliera. O meglio alla «Variante urbanistica finalizzata alla realizzazione del nuovo ospedale». Entro il 2010, il progetto esecutivo messo a punto dal soggetto incaricato, passerà di nuovo dal consiglio comunale, che controllerà se quanto oggi stabilito sarà rispettato. Nel 2011, se il progetto sarà approvato, si potrà dare inizio ai lavori.
Si continua a discutere sul progetto per il nuovo ospedale.
Le diverse istanze presentate in sede di commissione consigliare dal comitato cittadini di Carignano, sono state recepite dal consiglio comunale. La nuova struttura, quindi, dovrà sorgere a 50 metri dal confine, non saranno ridotto il numero di parcheggi in Bluarea destinato ai residenti, sarà ridimensionata la parte destinata alla galleria commerciale e le nuove strutture non potranno essere più alte di quelle già esistenti. «Chiediamo anche che nei vecchi padiglioni venga conservata il più possibile la funzione ospedaliera - dice la portavoce dei cittadini di Carignano Paola Panzera -. Non siamo contrari a un ospedale più nuovo, ma non vorremmo che questo significasse uno stravolgimento per il quartiere. Veglieremo comunque sul progetto». La stessa Marta Vincenzi, sottoscrivendo un ordine del giorno, si è impegnata a realizzare un «rapporto diretto con il territorio, anche per mitigare l'impatto della gestione dei cantieri». Ma sono in molti a parlare di maxi speculazione: fra questi anche Alberto Gagliardi (Pdl), Alessio Piana (Lega Nord), il gruppo Biasotti, Bruno Delpino (Comunisti Italiani) e Antonio Bruno (Rifondazione Comunista).
A palazzo Tursi a scaldare gli animi, ieri pomeriggio, ci ha pensato il rifiuto della sindaco e della maggioranza dei capigruppo di incontrare i rappresentanti del comitato cittadini centro est. La loro doveva essere una manifestazione silenziosa e pacifica: solo una presenza in aula per ricordare che, loro, non si sono dimenticati che al Lagaccio sarà costruita una moschea. Poco dopo le tre, i presenti, una quarantina in tutto, hanno iniziato a gridare «A casa» alla giunta Vincenzi. A poco è servito sospendere la seduta. E neppure il minuto di silenzio chiesto dal presidente del consiglio, Giorgio Guerello, in memoria dei morti sul lavoro, interrotto da una «Ave Maria» recitata ad alta voce dagli abitanti del Lagaccio. Una volta ripresi i lavori, i cittadini, hanno voltato le spalle al consiglio in segno di ulteriore protesta. Fuori dall'aula, hanno accerchiato l'assessore alla sicurezza, Francesco Scidone, esponendo a lui le loro perplessità. «Ogni volta che chiediamo un incontro con le istituzioni ci viene negato - spiega Felice Ravalli, portavoce del comitato cittadini centro est -. Ora siamo stufi. Noi cittadini per loro non esistiamo mai».