Gallipoli, nuovo scandalo nel Pd Ex sindaco fa i complimenti al boss

Bloccata la candidatura alle Regionali dell’avvocato Fasano
intercettato mentre parlava con un suo cliente accusato di omicidio. <strong><a href="/interni/quando_disse_allindagato__hai_ragionato_brava_persona/17-11-2009/articolo-id=399592-page=0-comments=1">Leggi l'intercettazione</a></strong>

Lecce - Una bufera all’interno del Partito democratico innescata dalle rivelazioni su alcune intercettazioni telefoniche. È quanto sta accadendo in queste ore a Gallipoli, la «città bella» adagiata sullo Ionio salentino. Proprio qui, in un’area ritenuta per lungo tempo un laboratorio politico per la sinistra, le polemiche hanno investito l’ex sindaco ed ex consigliere provinciale del Pd, Flavio Fasano, al punto che la sua candidatura alle prossime elezioni regionali è stata congelata.

Il caso è scoppiato dopo la diffusione del contenuto di alcune conversazioni tra Fasano, avvocato penalista, e un suo cliente, Rosario Padovano, considerato un personaggio emergente della criminalità organizzata e arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del fratello Salvatore. In quelle chiacchierate, registrate dalla procura nel corso delle indagini, l’ex sindaco di Gallipoli - che non è indagato - parla più volte con Rosario Padovano e tra l’altro si congratula con lui per un’intervista televisiva inviandogli anche un messaggio sms di complimenti.

La fuga di notizie e la diffusione delle intercettazioni ha scatenato un terremoto negli assetti del Pd locale, che ha preso ufficialmente posizione decidendo di soprassedere alla candidatura di Fasano. La decisione è stata annunciata nel corso di una conferenza stampa alla quale ha partecipato il segretario provinciale del Partito democratico Salvatore Capone. Ma sulla vicenda è intervenuto anche il senatore del Pd Alberto Maritati: «Non possiamo difendere una persona solo perché ha la tessera del nostro partito». Insomma, una vera e propria tempesta politica che però non ha scoraggiato Fasano.

Il quale si difende e respinge qualsiasi ombra. In una nota l’ex sindaco di Gallipoli sostiene di essere stato «vittima dell’atroce capacità mimetica di Rosario Padovano»; e poi ancora: «Mi indigna - scrive sempre Fasano - l’essere stato offeso nell’intimo da un criminale che pensavo di dover aiutare a inserirsi a pieno titolo nella società. E per questo - prosegue nella lettera - l’ho messo più volte in contatto con le forze dell’ordine alle quali diceva di voler fornire sotto forma di vera collaborazione, fatti e circostanze importanti per indagini criminali». Tuttavia, nonostante le spiegazioni, il Partito democratico ha deciso di congelare la discesa in campo di Fasano alle regionali del 2010.

E le polemiche rimangono. Ieri sul caso è intervenuto anche il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano: «Qualcuno - dichiara - dovrà spiegare a che titolo l’allora assessore provinciale Flavio Fasano era presente a una riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata a Gallipoli pochi giorni dopo l’omicidio di Nino Padovano». Mantovano chiarisce che le sue sono «valutazioni politiche e non giudiziarie» e aggiunge che «se Fasano militasse nel centrodestra, oggi da sinistra lo avrebbero massacrato». Infine, il sottosegretario lancia un allarme Gallipoli dove - sostiene - «si manifesta una realtà torbida».