Un Gallo a New York accolto dai fischi «Ma li convincerò»

Ma sì, quante storie per gli scontatissimi «buuu» delle mandrie che ogni anno popolano gli spalti dell'auditorium dove si tiene il draft Nba. Fran Fraschilla, commentatore tecnico della rete tv Espn, già due settimane fa al camp di Treviso, aveva messo in guardia Danilo Gallinari, il ragazzo di Sant'Angelo Lodigiano scelto al numero 6 dai New York Knicks, e accolto appunto da parecchia perplessità: «Danilo, qualunque squadra ti sceglierà sentirai dei buuu, perché il pubblico non ti conosce. Non fartene un problema». Sul piano del comportamento di fronte a gruppi di giovani Fraschilla potrà non essere il pulpito migliore, visto che girano ancora voci secondo cui al suo licenziamento da allenatore del college di St.John's contribuì un episodio in cui si abbassò i pantaloni per mostrare ai giocatori quel che a suo dire non avevano (altra versione: si girò e disse sarcasticamente «se pensate che potremo vincere baciatemi il didietro»), ma stavolta aveva pienamente ragione, perché conosceva i suoi polli: sofferente da mesi, se non anni, per le prestazioni scadenti di una squadra senza capo né coda, zeppa di giocatori cestisticamente egoisti e presuntuosi, la tifoseria dei Knicks voleva la bomba, l'atleta esplosivo con una personalità più grande dell'isola di Manhattan, e ha faticato ad accettare una chiamata razionale ed intelligente come quella che il presidente Donnie Walsh e il coach Mike D'Antoni hanno fatto.
Non per nulla i buuu erano diretti più ai Knicks come club disastroso dal punto di vista gestionale, e con precedenti non incoraggianti sul piano delle scelte di giocatori stranieri, che direttamente a Danilo, chiaramente incolpevole anche perché poco conosciuto. Gallinari è il terzo italiano ad essere scelto negli ultimi tre anni, dopo Andrea Bargnani e Marco Belinelli, ala di 2.06 emerso nell'ultimo anno e mezzo con l'Armani Jeans Milano, miglior giocatore della serie A 2007-08: versatile, intelligente, sveglio, maturo, uomo squadra capace anche di decidere le partite da solo. Certo, non un grande saltatore, come atleta sopraffino non era nemmeno suo padre Vittorio, che almeno però era uno specialista difensivo, cosa che Danilo non è. I pregi però superano i difetti al punto da averlo proiettato a quel numero 6 del draft, chiamato da D'Antoni, ex compagno di squadra di Vittorio, che si è fatto conquistare dal talento di Gallinari nelle ultime due settimane, dopo un periodo di scetticismo: «I nostri osservatori lo adorano, e mi hanno convinto. Diciamo che se chiudi gli occhi e sogni, puoi dire che è uno come Dirk Nowitzki, mentre se hai un incubo, puoi dire che... è qualcun altro» ha detto giovedì sera, rispondendo a domanda specifica. Danilo non ha fatto una piega ai buuu: già sapeva, e già sa, che l'unica maniera di convincere lo schizzinoso, competente ed esigente pubblico dei Knicks è quella di mostrare le sue doti, resistere alle inevitabili critiche nell'altrettanto inevitabile periodo di adattamento e mostrare la grinta che del resto ha. Da solo potrà dare equilibrio tattico ai Knicks, ma non potrà rimetterli in carreggiata come avrebbe potuto fare un playmaker di grande impatto: quelli che c'erano, Derrick Rose, OJ Mayo (più realizzatore che regista, però), Russell Westbrook erano già stati scelti da altre squadre, e gli altri, compreso l'atteso Jerryd Bayless, non sono stati ritenuti così forti da meritare una chiamata. New York ha dunque preferito scegliere il miglior giocatore possibile, Gallinari appunto, che prenderne uno di minor pregio in un ruolo che le servisse di più. Ora Danilo giocherà la summer league di Las Vegas con prima partita il 14 luglio, cercherà casa a New York assieme al padre e comincerà a prepararsi per ricacciare in gola ai caciaroni i buuu di giovedì sera.