Una galoppata libertaria da Pericle ai giorni nostri

In meno di 150 pagine Egidio Sterpa sintetizza la Storia della Libertà (Rubbettino). Di lungo corso sia come politico sia come giornalista, Sterpa ha le carte in regola per affrontare un tema così difficile e affascinante. È un liberale refrattario al «politicamente corretto», ed è un galantuomo che s’è mosso nel Palazzo senza che un solo schizzo di fango lo raggiungesse. Il che dovrebbe essere la regola, e rappresenta invece un’eccezione.
Sterpa prende le mosse dalla civiltà greca e conclude la sua galoppata accennando al mondo quale uscì dai bagni di sangue e di rovine di due guerre mondiali, per inoltrarsi nel più lungo periodo di pace che l’umanità abbia mai conosciuto. Fu a lungo ritenuta favolosa quella pausa senza macelli che separò la sconfitta francese a Sédan (1870) dall’attentato di Sarajevo (1914). La belle époque.
Non condivido in tutto le diagnosi di Sterpa: molto severo mi sembra nei confronti del Medioevo definito «senza libertà»: il che sembra accreditare la libertà alla civiltà greca e all’Impero Romano. Stupenda per altezza culturale l’età di Pericle, stupendo per sapienza politica e giuridica l’impero di Roma. Ma quelle grandi civiltà fondavano largamente la loro economia sulla schiavitù e la loro tecnica di governo su un autoritarismo illuminato. Mi fa piacere - da laico - che Sterpa, proprio perché laico, abbia voluto sottolineare ciò che il cristianesimo rappresentò, come trauma e come rivoluzione, nella società che i romani avevano forgiato. Mirabile, in proposito, ciò che scrisse Giuseppe Ricciotti, e che Sterpa riporta: «Gesù è il paradosso più grandioso che conosca la storia. Appare egli in una regione secondaria dell’Impero romano.... Nella sua regione egli passa nove decimi della vita segregato in un umilissimo villaggio... Non frequenta scuole. Per trent’anni nessuno sa chi sia. A un tratto comincia ad agire.... La sua azione consiste nel predicare una dottrina che è quanto di più inaudito è stato affermato nel mondo. Ciò che per il mondo è male per Gesù è bene. La povertà, l’umiltà, la sottomissione, il sopportare silenziosamente le ingiurie, il ritirarsi addietro per dar posto agli altri».
Questo messaggio di libertà degli umili, di rovesciamento dei valori tradizionali, conquistò le moltitudini e abbattè i regni. Anche se poi la Chiesa operante e dominante si adopererà per «normalizzare» questo slancio innovatore.
Ho indugiato su queste pagine del libro perché mi sembra che riguardino intimamente la disputa sulle radici cristiane dell’Europa, e sull’opportunità di farne menzione nella costituzione europea. Certo sono importanti le radici cristiane. Ma quelle di Cristo o quelle della Chiesa? Anche su questo un liberale a 24 carati come Sterpa probabilmente s’interroga.