Gambale, un Torquemada in manette

Roma La sera andavano a Forcella. Alla popolarissima pizzeria ’O Trianon, il cenacolo radunato dal giovanissimo Giuseppe Gambale festeggiava, sgranandoli come in un trepido rosario, tutti i potenti che cadevano nella polvere di Tangentopoli. Un paio d’avvocati, qualche cronista e lui, Torquemada in fasce e astro nascente della «legalità». Altre volte si «accontentavano» delle pizzerie sotto casa: la Bellini o Lombardi, a due passi da Santa Chiara, una delle zone più esclusive di Napoli, dove Gambale abitava e abiterà ancora. Giudici permettendo.

Correvano gli anni ’92-93 e il giovane neolaureato in medicina sognava di correre anche lui, verso le stelle della politica. Il referendum di Mario Segni dell’anno prima era stata la prima palestra, ma quella scorciatoia indicata dai giudici sembrava (ed era) una poderosa via maestra. Il mezzo di trasporto fu La Rete di Leoluca Orlando, e il grande approdo, subito a portata di mano, Montecitorio. Accadde grazie a un vero colpo di fortuna che lui, focolarino allevato a San Francesco e Chiara Lubich, non avrebbe esitato a definire nu miraculo. Alle elezioni del ’92, infatti, il primo degli eletti retini nella circoscrizione Napoli-Caserta era stato il magistrato Carlo Palermo che a sorpresa (forse guidato dall’alto) finì per optare per il seggio di Trento. Così Peppiniello Gambale si ritrovò deputato con manciata di voti, appena 1.800.

Eppure, durante la sbornia collettiva di quegli anni, il grande pubblico televisivo aveva imparato a riconoscere quel volto da ragazzo perbenino. E mostrava di apprezzare l’ossimoro del medico in erba, ancora a caccia di specializzazione, capace però di urlare a squarciagola contro quella che per lui era sempre la «banda dei quattro» (Gava, De Lorenzo, Di Donato e Cirino Pomicino). Nel frattempo arriva pure la specializzazione in cardiologia e c’è chi insinua che in quegli anni, al seguito del professor-senatore Condorelli, Napoli poteva vantare statistiche da record riguardo agli specializzandi: 150-200 l’anno, contro i venti delle altre grandi città. Malignità, anche se Gambale alla professione pare aver donato poco (ha conservato uno studio in via Duomo), preferendo nutrire il suo cuore politico, più che l’altrui.

Già socio fondatore della Libera Università della Politica, invenzione di padre Ennio Pintacuda, «Pinuccio l’onorevole» si fa largo in Parlamento a suon di progetti di legge per stroncare la camorra e interrogazioni al vetriolo. Una di queste, pubblicata da Repubblica, nel ’95 gli costa una richiesta di autorizzazione a procedere. Aveva scritto di una tal «Antonietta Coppola arrestata per truffa e falso»: peccato che non fosse vero. La difesa di Peppiniello in quella sfortunata circostanza fu altrettanto approssimativa: sventolò in udienza la copia di un dispaccio Ansa come se fosse un ordine di custodia cautelare. Niente male, per un futuro componente dell’Antimafia.

Nonostante gli scivoloni, però, di legislature Gambale riuscì a incassarne quattro, saltando lestamente dalla Rete al Pds, dal Pds all’Asinello, alla Margherita e dunque al Pd. Sottosegretario all’Istruzione nei governi D’Alema II e Amato II (si distingue per un progetto di legge per il riconoscimento legale delle lauree on-line), Peppiniello torna agli onori della cronaca risultando nell’aprile 2006 il baby pensionato più giovane d’Italia: grazie al trattamento di favore dei parlamentari può da allora contare su un vitalizio mensile di 8455 euro lordi. Ma i soldi, come sanno gli amici disoccupati dei Banchi Nuovi (il ventre di Napoli situato proprio alle spalle di casa sua), non bastano mai. E la passione per la legalità mai si esaurisce. Così Gambale diventa assessore nella giunta Iervolino, all’Istruzione e (scontato) Legalità. Al vitalizio può sommare ora altri 4mila euro e rotti. Veemente l’autodifesa: «Faccio cumulo, embè? Non ho tolto niente a nessuno e non sono disposto a rinunciarci. Il vitalizio è il frutto di quello che ho versato negli anni di servizio parlamentare, è come se avessi stipulato una polizza privata. Quanto alla mia giovane età, dov’è lo scandalo? Vuol dire che ho cominciato a lavorare presto...».

Tanto lavoro avrebbe meritato sorte migliore. Gambale viene trombato alle primarie del Pd napoletano, ma riesce ugualmente a partecipare nell’ottobre scorso all’Assemblea nazionale di Milano grazie alla rinuncia (volontaria?) di otto donne regolarmente elette. Uno schiaffo sonoro alle quote rosa, da parte del partito di Veltroni, di cui Peppiniello non può non approfittare. La sindaco Iervolino cerca di tenerlo un po’ alla larga dal proprio staff e, al primo rimpasto, lo silura. L’arresto arriva dopo tanto penare per la legalità, e sembra una beffa del destino. Così come il suo unico libro scritto per celebrare la caduta dei potenti («Liberi», edizioni Pironti), con un titolo che oggi suona come l’irridente nemesi.