Gambetta: una chitarra con il cuore

Antonio Lodetti

Un chitarrista acustico che in America se la gioca con grandi maestri come Norman Blake e Dan Crary. Uno che viene da Genova e tiene centinaia di concerti negli States proponendo la sua musica che è un ponte tra country music e le antiche melodie popolari italiane. È Beppe Gambetta che, sull’onda del «nemo propheta in patria» da noi è ancora un artista di culto, tanto che giovedì ha tenuto il suo primo (splendido) concerto milanese al Teatro delle Erbe. Gambetta viene da Genova, «il luogo di scambio per eccellenza, dove la tela dei jeans è partita per conquistare l’America», dice. Così anche lui, una decina d’anni fa, se n’è andato laggiù, munito di registratore, per andare a incontrare i grandi del country. Da lì («gli americani ti sanno ascoltare»)il passaggio immediato ai primi festival importanti e il successo. Bella forza, dirà qualcuno, Gambetta dà agli americani ciò che vogliono ascoltare. Invece no, basta gustare il suo show, quando dosa i classici di Doc Watson o Church Street Blues di Blake affiancandoli a sue bellissime composizioni come Tarantexas o Fuinde ispirata al folklore sardo, o ad un caldo ricordo di De Andrè (Acimma). Oppure (come ha fatto nel cd Traversata con il mago David Grisman e Carlo Aonzo) far rivivere i brani di maestri italiani divenuti famosi Oltreoceano ai primi del secolo scorso come Pasquale Taraffo. Magie acustiche all’incrocio tra due mondi diversi ma molto vicini che Gambetta riscopre ogni giorno attraverso la chitarra e i suoi continui viaggi. Un grandissimo virtuoso che suona col cuore; non un cowboy ma un artista che «vuol fondere l’arte con la melanconia della realtà».