Gambino contrattacca e fa ricorso al Tar

Francesco Gambaro

Racconta di essersi ispirato nientepopodimeno che a una celebre massima di J.F. Kennedy («Non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi, ma cosa potete fare voi per il vostro Paese»). E siccome, «il mio paese mi ha votato perché mi voleva sindaco di Arenzano, io lo difendo perché è mio dovere onorarne la volontà elettorale espressa il 12 e il 13 giugno 2004 da 4.549 concittadini». Così l'ex sindaco Luigi Gambino, ieri ha motivato la sua decisione di fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il decreto prefettizio di sospensione degli organi rappresentativi del Comune di Arenzano che lo ha destituito privandolo dei poteri di primo cittadino. Insieme al vicesindaco Francesco Vernazza e agli ex assessori Dario Arkel, Cinzia Da Monte e Salvatore Muscatello, ieri mattina Gambino, assistito dall'avvocato Gian Luca Borghi, ha notificato il ricorso a prefettura, commissario prefettizio e ministro dell'Interno, per chiedere la sospensione cautelativa del decreto e, in via successiva, il suo annullamento definitivo. Le motivazioni? «Crediamo che il provvedimento prefettizio sia stato assunto in violazione dell'articolo 141 comma 1 del testo unico sugli enti locali. A nostro avviso la giurisprudenza non consente la possibilità di presentare dimissioni in tempi diversi, ma richiede la simultaneità dell'atto dimissorio», spiega l'avvocato del sindaco diessino. In pratica, si contesta ai cinque consiglieri di maggioranza e ai sei di opposizione di aver presentato le dimissioni al protocollo del Comune in due giorni diversi, venerdì 3 e lunedì 6 novembre. Ora la palla passa al Tar, che deciderà entro 30 giorni dal deposito del ricorso. Gambino ha già annunciato che in caso di esito negativo non ricorrerà al consiglio di Stato («La finiamo lì»).
E in caso di accoglimento? «Il sindaco e i consiglieri sospesi verranno reintegrati nei loro legittimi poteri - spiega l'avvocato Borghi - mentre gli undici consiglieri dimissionari verranno surrogati». Ai «franchi tiratori» ieri Gambino ha voluto riservare poche battute: «Potevano presentare una mozione di sfiducia nei miei confronti, ma hanno preferito utilizzare un meccanismo di dubbia costituzionalità: il depauperamento dell'assemblea elettiva, mediante le dimissioni della maggioranza più uno dei suoi componenti». Ma per il sindaco destituito «è un capitolo chiuso. Non voglio alimentare altre polemiche, né parlare dei miei consiglieri di maggioranza o di opposizione». Salvo, però, puntualizzare che «sette mesi fa sono stato uno dei pochi sindaci della Liguria a ottenere l'approvazione del bilancio con 15 voti a favore, 6 astenuti e nessun contrario. Segno della mia buona amministrazione anche per quella minoranza che si è astenuta». A mettere il carico da undici ci ha pensato, invece, l'ex sindaco di Arenzano fino al 2001, Pier Franco Ambrogio: «Non mi è piaciuto il modo in cui si è arrivati alla sospensione degli organi rappresentativi del Comune. I consiglieri dimissionari dovevano venire in consiglio e presentare la faccia di fronte ai loro colleghi. Invece hanno preferito agire in modo volgare, basso e carbonaro, da coltellata nella schiena». Dai trenta cittadini presenti alla conferenza stampa si è levato più di un applauso.