GAO XINJIAN «Così ho scalato la meditazione»

«Niente analisi psicologiche, ho lasciato vagare il pensiero»

Io ritengo che un autore abbia responsabilità soltanto nei confronti della propria lingua. Nel lavoro creativo è libero di trasformare e innovare, può parlare a ruota libera, dire tutto quello che vuole, giocare con le parole, ma dovrà comunque rispettare le regole proprie di questa lingua, altrimenti non si potrà certo parlare di arte...
Quello che a mio avviso gli autori che oggi scrivono in cinese possono fare, a parte le loro aspirazioni e concezioni letterarie, è sviluppare le capacità che la lingua cinese possiede per riuscire a esprimere completamente i sentimenti dell’uomo moderno. Era questo il mio scopo quando ho scritto La montagna dell’anima: provare che questa lingua possiede ancora uno spazio creativo...
La lingua, la più meravigliosa cristallizzazione della umana cultura, è una cosa che esiste, libera, e per la propria natura è più grande della politica, per non parlare di questo o quel potere politico...
Il «flusso di coscienza» della moderna letteratura occidentale parte da un soggetto per poi seguire e comprendere il processo delle sue sensazioni e conoscenze, e quello che l’autore raggiunge non è altro che un certo «processo di scorrimento della lingua». Perciò ritengo che questo linguaggio letterario possa essere denominato «flusso della lingua». Penso anche che questa lingua potrà esprimersi in modo ancora più adeguato cambiando l’angolo di percezione del soggetto, sostituendo ad esempio la prima persona, “io”, con la seconda, “tu”, o ancora passando dalla seconda persona, “tu”, alla terza, “egli”, e così alternando i pronomi personali, si otterrà l'insieme degli angoli di percezione di un medesimo soggetto.
Ne La montagna dell’anima sono tre le persone che successivamente si alternano per esprimere le percezioni di un medesimo soggetto, ed è questa la struttura del linguaggio di questo libro. La terza persona, quando è un “lei” rappresenta ogni sorta di esperienza vissuta, memorie del soggetto a proposito dell’altro sesso, con il quale non riesce mai ad entrare in comunicazione.
La lingua, per propria natura non presta attenzione alla logica. Come espressione dell’attività psichica dell’uomo, segue un procedimento lineare, cerca una propria realizzazione, e non rispetta il concetto oggettivo del tempo del mondo fisico.
Il fatto che la lingua cinese non distingua i tempi esemplifica al meglio la intrinseca natura della lingua: presente, passato e futuro nella loro realizzazione linguistica, ricevono il medesimo trattamento, non si ricorre a cambiamenti nella morfologia del verbo per aggiungere importanza, ma si confrontano solo con il processo psicologico del narratore e dell’ascoltatore o del lettore, e inoltre il reale e l’immaginario, la memoria e i pensieri non hanno più bisogno di essere distinti, uniti come sono nel processo narrativo, basta solo permettere la realizzazione della lingua, senza preoccuparsi di nuovo del mondo reale.
In Occidente, la speculazione filosofica tradizionale, cioè quella che si chiama metafisica, trae origine dalle lingue occidentali, che possiamo definire di carattere analitico. La lingua cinese, invece, fa della connessione fra l’ordine delle parole la propria struttura, e quindi ha generato un altro tipo di filosofia orientale, detta «Studio del mistero». La differenza tra filosofia occidentale e orientale proviene innanzitutto dalla differenza tra questi due diversi sistemi linguistici...
Oggi le due principali direzioni della letteratura occidentale, l’analisi psicologica e l’analisi semantica traggono origine proprio dalle caratteristiche stesse delle lingue occidentali. O si dedicano ad una interminabile, sconfinata analisi dei fenomeni psicologici, oppure ricercano i significati del discorso, anche qui senza limiti. Da esse derivano anche le teorie letterarie, numerosissime, costruite sulle basi della fenomenologia e della filosofia analitica. Poiché io scrivo soprattutto in cinese, e solo occasionalmente faccio traduzioni preferisco esplorare un’altra strada. Io sono dell’avviso che ora che la lingua cinese si è ormai liberata della sua missione educativa alla politica e alla morale è ancora possibile che nasca un tipo di letteratura moderna impregnata dello spirito orientale. Se gli scambi tra le culture d’Oriente e Occidente vanno invece soltanto in una unica direzione questo mondo pur così pieno di rumore non potrà evitare la monotonia...
La montagna dell’anima è un romanzo i cui personaggi sono sostituiti da pronomi personali, e dove un viaggio interiore prende il posto della trama, dove lo stile è regolato dal mutare dei sentimenti, che non ha alcuna intenzione di raccontare una storia, ma crea storie a proprio piacere, che sembra un diario di viaggio ma è anche vicino a un monologo. Se i teorici non lo considerano un romanzo, va bene, è così...
Ho sempre dubitato di ogni forma e genere di teoria del romanzo, e in generale, fino ad oggi non ho mai trovato un buon romanziere che abbia tratto profitto dalle indicazioni dei critici. Quando non fissano modelli rigidi fabbricano delle mode. La forma del romanzo, come il romanzo è creazione soltanto del romanziere.
La forma-romanzo è in origine assai libera, quello che chiamiamo trama e personaggi spesso non sono altro che concetti ormai consacrati dall’abitudine. Se l’arte non supera i concetti, sarà difficile che possieda il soffio dell'ispirazione...
Prima e dopo il nouveau roman francese ci sono stati autori che hanno cercato, o stanno ancora cercando nuove forme di romanzo, e la cosa non è affatto terminata. La forma attuale del romanzo cinese è arrivata dall’Europa all’inizio di questo secolo, e prima degli anni ’80 era completamente centrata su una storia fittizia, poi sono comparsi dei romanzi sperimentali che erano influenzati dal romanzo moderno occidentale ed hanno ancor più messo l’accento su come raccontare questa storia fittizia...
Quando avevo cominciato a scrivere questo libro, sapevo che non sarebbe mai potuto diventare un bestseller, ci ho messo ben sette anni per finirlo, solo perché cercavo di andare più lontano.
Per scriverlo ho fatto tra il 1983 e il 1984 tre viaggi lungo il bacino del Fiume Azzurro (Yangzi), il più lungo dei quali di circa quindicimila chilometri. Il primo livello di struttura del libro è la prima persona “io”, e la seconda persona “tu”. Il primo, io, viaggia nel mondo reale, mentre il secondo, tu, derivato dal primo, si aggira nell’immaginario. Successivamente dal “tu” deriva una “lei”, e poi ancora la trasformazione della “lei” conduce all'alienazione dell’io che porta alla comparsa del “lui”. Ecco la struttura generale del romanzo. Contemporaneamente ho scoperto degli strati nella psicologia del linguaggio umano, che coincidono abbastanza con questa struttura, poiché la coscienza della lingua nell’uomo comincia con la comparsa della persona narrante.
In origine il concetto di romanzo in Cina era assai ampio: dalle cronache geografiche e di paesaggio, alle biografie ai racconti fantastici, miti e leggende, mirabilia e memorabilia, cronache di eventi storici, narrazioni a episodi, note e diari, tutto era chiamato xiaoshuo (letteralmente «discorso di poco conto»). Rompendo con la forma del romanzo moderno occidentale, io mi sono naturalmente indirizzato verso questa tradizione, ed ho introdotto nel mio romanzo tutti questi generi letterari...
Tutti gli «ismi» che oggi sono di moda , mi sembra non abbiano nulla a che vedere con l’opera di creazione di uno scrittore, la maggior parte sono elaborati da teorici che costruiscono la propria teoria e ci piazzano sopra un nome. E non voglio neppure appiccicarmi addosso un’etichetta facilmente riconoscibile o inserirmi in una corrente, ancor meno penso a creare una scuola, formare un gruppo, o fare una battaglia di fazione. Non solo affatica lo spirito, ma vanifica il lavoro creativo già compiuto.
Le polemiche che hanno agitato la letteratura cinese lungo il corso di questo secolo sono in gran parte diventate degli strumenti per la lotta politica: battaglie ideologiche condotte a colpi di penna hanno preso il posto del dibattito sulle tematiche della letteratura stessa. La battaglia tra gli «ismi» spesso ha lasciato come risultato solo gli «ismi» senza riuscire a lasciarci delle opere, ed un simile circolo vizioso è stato senza dubbio una vera catastrofe per la letteratura cinese moderna. Se non riesce a tirarsi fuori da questo pantano la critica letteraria difficilmente potrà trovare una qualche originalità.