Gara Alitalia: Bianchi «possibilista» su nuovi ingressi

da Milano

Nuove aggregazioni alle cordate per Alitalia? Per il Tesoro la scadenza del 2 aprile era inderogabile. Lo ha ribadito ieri anche il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Ma tutti - lui compreso - continuano a sottolineare che il governo, nel bando, si è tenuto «le mani libere» per qualunque variazione alla procedura. Lunedì, peraltro, il responsabile dell’investment banking di Unicredit, Sergio Ermotti, si era dimostrato sicuro dell’arrivo a breve di un nuovo soggetto. Che cosa accadrà, dunque?
Se il Tesoro dovesse cedere alle pressioni, la nuova norma dovrebbe valere per tutti e si aprirebbe una falla nella procedura, con l’esposizione a ricorsi. Uno dei contendenti, Air One, ha lunga esperienza in questo campo: basti ricordare quanto filo da torcere ha dato ad Alitalia impugnando l’aggiudicazione di Volare. Ieri sera Carlo Toto, presidente di Air One, ha dichiarato: «I termini per le aggregazioni sono scaduti il 2 aprile. Non sono sorpreso dei tentativi in corso per un’eventuale riapertura, ma confido che il governo mantenga l’impostazione iniziale della gara». Ma il vero imbarazzo di queste ore, per il Tesoro, è rivolto a un altro aspetto: alla legittimità della cordata Unicredit-Aeroflot della quale, forse ingenuamente, Ermotti ha dichiarato i «pesi»: 95% ai russi, 5% agli italiani. Da parte loro, Tpg Matlin Paterson e Mediobanca hanno avuto l’accortezza di non esprimersi sulle quote e sulle modalità societarie. Il rischio è che la cordata guidata da Mosca non venga ammessa alle fasi successive della gara perché impossibilitata a mantenere l’attuale portafoglio dei diritti di traffico Alitalia. Se quest’ultima venisse acquisita da una società in cui un vettore extracomunitario fosse in maggioranza, non potrebbe operare né voli nazionali, né europei, né verso gli Stati Uniti (per i quali la proprietà dev’essere comunitaria) o verso Paesi di altri Continenti (la proprietà dev’essere italiana). Una situazione surreale. Lunedì il Tesoro aveva comunicato: «Nei prossimi giorni il ministero, con il supporto di Merrill Lynch e dello studio Chiomenti, verificherà la rispondenza dei nuovi soggetti interessati» al bando. Detto questo, appare di second’ordine se il soggetto eventualmente entrante sia Air France, la compagnia comunitaria più legata ad Aeroflot; Parigi potrebbe farsi scudo dei russi nella delicata opera di ristrutturazione della compagnia italiana.
Le tre cordate - Unicredit-Aeroflot, Mediobanca-Tpg-Matlin Patterson, Ap holding - stanno già lavorando ai piani industriali richiesti per l’offerta non vincolante il cui termine scade lunedì 16. Un rompicapo con il quale gli esperti stanno facendo i conti è il rafforzamento della flotta di lungo raggio, il più redditizio. La compagnia - a differenza di tutte le concorrenti - non possiede ordini di velivoli, la produzione di Boeing e Airbus è già assegnata fino al 2010, e la continua pressione della domanda ha anche fatto lievitare i prezzi. Macchine di lungo raggio non sono nemmeno reperibili sul mercato dell’usato. Si tratta di un «nodo» tecnico molto importante, perché l’aumento delle rotte, delle destinazioni e della capacità non può prescindere dalla disponibilità di aerei. Ieri, in Borsa, Alitalia ha guadagnato lo 0,29%. Il 18 aprile il presidente della Consob, Lamberto Cardia, riferirà al Senato sull’andamento del titolo.