"La gara degli ascolti premia il gioco di squadra di Canale 5"

Il direttore Donelli paragona i suoi big a quelli del calcio: "Ricci è come Inzaghi, Mentana ricorda Figo" 

Milano - Quest'anno, dati d'ascolto alla mano, Canale 5 sembrerebbe aver realizzato la «stagione perfetta», priva di flop... «Grazie, non possiamo finire qua l'intervista?», scherza Massimo Donelli, da un anno e un mese al vertice dell'ammiraglia Mediaset.
Direttore Donelli, lei ha fatto tombola e sinora non ne ha mai parlato.

Considera questa assenza di flop più merito della fortuna o suo?
«C’è stato un bellissimo gioco di squadra. I direttori di tutti i settori, dall'intrattenimento alle news, dalle risorse artistiche al marketing, hanno fatto un ottimo lavoro. E, così, non solo non ci sono stati flop, ma abbiamo ottenuto grandi successi. Come si sa, poi, la fortuna aiuta gli audaci. Per esempio, l'azzardo di spostare Ciao Darwin al martedì ha funzionato».

L'anno scorso, di questi tempi, tenevano banco le polemiche sulla tv trash e il dibattito sulla crisi dei reality. Che cosa è cambiato?
«Abbiamo puntato su brand collaudati lavorando sull’innovazione e sulla qualità. Cito a mo’ di esempio Zelig, che ha debuttato in un teatro imponente e magico come gli Arcimboldi dove, alla prima, a tutti tremavano le gambe. I telespettatori hanno capito la sfida. E ci hanno premiato. Perché il pubblico riconosce e apprezza la buona tv. E lo dimostra sempre, come nel caso di Striscia. Un successo certificato non solo dai numeri Auditel, ma anche dalle code pazzesche all'ingresso della Triennale per visitare la mostra sui vent’anni e stringere la mano a Greggio e Iacchetti. E che cosa dire, poi, dell’impetuosa cavalcata di C’è posta per te, leader indiscusso del sabato sera?».

L'unica polemica è stata scatenata da alcuni politici contro Il capo dei capi.
«Mi basterebbe rispondere che uno degli autori della serie è Claudio Fava, figlio di Pippo, martire della mafia. Ma la verità è che certi fatti di cronaca bruciano ancora sulla nostra pelle e, inevitabilmente, portati in tv, riaprono vecchie cicatrici. Io, da genitore, ringrazio chi ha realizzato le serie su Dalla Chiesa, Borsellino e Riina: le ho viste assieme alle mie figlie e sono state un’occasione importante di dialogo».

Ad aiutare Canale 5 è stato anche l'americano Dr. House...
«Sono grato a Italia 1 che l'ha lanciato così bene da fargli meritare il salto sull’ammiraglia di Mediaset».

Direttore Donelli, ci dà un aggettivo per i goleador del suo autunno? Cominciamo da Ricci.
«Uno che fa sempre goal pesanti, come Inzaghi».

De Filippi.
«Assomiglia a Pirlo, sa dove arriva la palla e sa sempre dove lanciarla».

Bisio-Incontrada.
«Fantasisti come Kakà e Ibrahimovic».

Gerry Scotti.
«È il nostro Maldini. Con lui in campo stiamo tranquilli».

Bonolis.
«Il paragone azzeccato per un interista estroso come lui è Cambiasso, capace di cambiare passo all'improvviso ed emozionarci con un gol fantastico».

Mentana?
«Anche lui interista... Dirò che è proprio un... Figo!».

E Costanzo?
«È romanista, fuoriclasse tosto e infaticabile come De Rossi».

Tutti professionisti che conducono programmi dal lungo curriculum. Cambiare è così difficile?
«Ho, per mia fortuna, una squadra di campioni, una squadra che vince. E squadra che vince non si cambia. Ma vi invito a vedere la prima e l’ultima puntata di Striscia: in mezzo c’è un’era geologica, tutta all’insegna dell’innovazione e dell’evoluzione. Non si vince per vent’anni a caso... E poi noi cambiamo, eccome se cambiamo. E rischiamo: basti pensare alle 100 serate - dico cento - di fiction che ogni anno occupano metà del palinsesto. Sono cento prime tv, inediti assoluti».

Tra Natale e gennaio, su che cosa punterete?
«La lista è lunga. C'è il tv movie Finalmente Natale con Gerry Scotti, Maria Amelia Monti e la partecipazione di Paolo Villaggio, in prima visione e prima serata. Avremo Paperissima al circo, con il Gabibbo sotto il tendone con due belle ragazze (ma è una sorpresa...). E poi vedremo due episodi dell'Avvocato Guerrieri, personaggio nato dalla penna di Gianrico Carofiglio, e un'altra fiction, Io non dimentico, con Manuela Arcuri. Infine, due "specialoni" di Zelig e poi partirà il Bagaglino».

Dunque, neppure un rammarico, direttore?
«Sì, non avere avuto il tempo di programmare in coda al Capo dei capi la miniserie L'ultimo padrino, quella su Bernardo Provenzano. Appuntamento, comunque, rimandato a gennaio».

Non c’è troppa cronaca nera anche su Canale 5?
«La cronaca nera durante il fascismo era bandita dai giornali. Nel dopoguerra la trattavano grandi scrittori come Dino Buzzati. Ora se ne occupano le firme della tv. Che è pur sempre lo specchio della realtà e, quindi, non può ignorare ciò che nella realtà accade».