Gara di presepi contro il veto della Regione

La crociata di due donne in difesa dei simboli natalizi

Nella guerra dei presepi Anna Maria Galli e Sara Castiglioni sono per il sì. Alla mini riproduzione della Natività ci tengono eccome e sanno come dimostrarlo.
Galli, consigliere della circoscrizione Medio Levante per la Margherita, ha provato a fare quello che il segretario regionale del suo partito, Rosario Montaleone, aveva promesso: portare il presepe in consiglio regionale, almeno in cartolina. Iniziativa lodevole. Risultato non proprio esaltante. E certamente non per colpa sua: lei si è messa d’impegno e ha scelto pure una foto particolare. Quella di un presepe minuziosamente rifinito, allestito nella parrocchia di Santa Zita nel 1971 da don Mario Garello. E visto che tentar nuoce, Anna Maria Galli è stata pure gentile, e a tutti, destra e sinistra, ha scritto: «Auguri di Buon Natale e Felice 2007». Auguri respinti, per lo meno dall’inflessibile presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti. L’ex diessino è implacabile: «Vietato distribuire cartoline ai consiglieri. Al massimo è consentito recapitarle via posta ai vari gruppi che compongono il consiglio regionale». Anna Maria Galli non s’è data per vinta, e ha aspettato con pazienza nella bouvette per donare ai politici di ogni fede, religiosa e politica, le sue cartoline.
Anche Sara Castiglioni il presepe prova a difenderlo, con la forza della tradizione. Perché a 87 anni non rinuncia a un «importante insegnamento per i più piccoli. Cristiani e non». A casa sua il presepe c’è, eccome: 3,80 metri per due, con un allestimento capace di riprodurre caratteristici angoli della Liguria. Dal golfo di Portofino, al borgo di Boccadasse, passando anche per tipici scorci dell’entroterra. «Ogni anno sfoglio riviste e fotografie, e quando trovo un’immagine che mi colpisce decido di riprodurla nel mio presepe». Lo scorso anno aveva scelto la zona del Porto antico, con la Lanterna, il bigo, la sopraelevata e tutti quei piccolissimi particolari che riesce a cogliere sempre con scrupolosa attenzione. «Un presepe sempre tradizionale - precisa - anche se riadattato alla terra che amo».
E a fare il presepe, nonostante l’età, è sempre lei in prima persona. Due settimane circa di duro lavoro, perché statuine a parte, il resto lo costruisce personalmente a mano. Cartone e pongo sono gli strumenti che le permettono di creare le ambientazione prescelte. Una casa che grazie al presepe diventa teatro di una festa continua: «Vengono i miei tre nipotini, i loro amici e tanti altri bambini cui posso spiegare la storia della nostra terra e il fascino degli antichi mestieri che loro non conoscono più» spiega la nonna. Una tradizione che vuole resista «perché se l’albero porta allegria, dietro al presepe si nasconde anche un’importante cultura». Tradizione che non conosceva quando era bambina perché ai tempi della guerra, spiega «c’era solo un ramoscello di alloro con mandarini e piccole mele appese». Una tradizione che però ha imparato benissimo grazie al marito e che giura «farà finché potrà».