Una gara di solidarietà per salvare i monumenti

Molte richieste di restauro nel Lazio per la Casa di Diana a Ostia antica e per la Rocca abbaziale di Subiaco

Laura Gigliotti

Organizzata dalla «Fondazione CittàItalia» in collaborazione con la Rai (in concomitanza con le Giornate europee del Patrimonio), si conclude oggi la seconda edizione de «Le Giornate dell’Arte», la campagna di raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani. Un’iniziativa che mira alla sensibilizzazione della gente comune, chiamata anche a indicare le opere che corrono i maggiori rischi. Per vincere l’indifferenza, due immagini choc, il David di Michelangelo mutilato a una gamba sostenuta da tubi Innocenti e Il Cenacolo leonardiano con una lacuna al centro, recanti la scritta «Senza il tuo aiuto in Italia potrebbe mancare qualcosa».
Nei punti di raccolta sarà anche possibile comprare i biglietti della lotteria «Dona & Vinci»( fra i premi, week-end in città d’arte, abiti firmati, cellulari, libri), e segnalare su una cartolina il bene da tutelare. Il ricavato della vendita dei biglietti e delle donazioni (tramite conti correnti bancari e postali, sito internet, sms solidali), sarà utilizzato per il restauro dell’opera più votata.
L’anno scorso furono segnalati nel Lazio monumenti notissimi come la Fontana del Tritone, che dovrebbe essere restaurata per prima, la Casa di Diana di Ostia Antica, la Rocca Abbaziale di Subiaco e altri minori o più periferici, ma molto significativi per le comunità locali. Come il Convento delle suore di clausura di Acquapendente, la chiesa di San Francesco a Leonessa, l’organo a canne della chiesa di San Pietro a Torano di Borgorose, il mosaico della chiesa di San Cesareo, la Chiesa di San Clemente a Torrenova. Questo perché, come ricorda il Segretario Generale della Fondazione Ledo Prato, il patrimonio più a rischio è proprio quello dei centri minori.
Ma le risposte sono venute da tutta Italia, Sud compreso. «In particolare dalle grandi città d’arte e dai piccoli centri di grande pregio monumentale», dice il presidente della Fondazione Giuseppe De Rita raccontando come è nata l’iniziativa. Guardando gli italiani così generosi in tutte le campagne di raccolta fondi per gravi malattie si sono chiesti se avrebbero fatto lo stesso per i beni culturali. «Una scommessa sapendo che c’erano da superare due ostacoli dovuti alla ricchezza del patrimonio italiano e alla storia, dall’Unità d’Italia in poi, di delega della tutela alle soprintendenze e agli organi dello Stato». Difficoltà che non hanno dissuaso gli organizzatori, anche perché un’indagine Doxa dava dal 10% al 30% le persone favorevoli a un finanziamento privato. Sebbene l’anno scorso i fondi raccolti non siano stati molti, sono andati avanti confortati dal numero dei contatti sul sito Internet, dalle indicazioni della gente e dall’impatto che la notizia ha avuto all’estero da dove sono arrivate già delle offerte. Ma hanno corretto il tiro. Non due giorni come nel 2004, per di più sabato e domenica quando le banche sono chiuse, ma un’intera settimana di eventi, fidando sulla maggiore sensibilità e sul livello di coscienza. Consapevoli che nella situazione italiana, per vedere i risultati ci vogliono almeno cinque-sei anni. In Inghilterra un’iniziativa del genere è in corso tutti gli anni dal 1912. «È un rischio, è una cosa nuova, volutamente nuova, un’avventura, ma è giusto farla», afferma senza mezzi termini De Rita che non vede somiglianze con altre associazioni, come Civita, Fai, Touring Club, che si occupano di beni culturali ma «fanno altre cose». «Quanto a Roma - dice Lado - per la sua storia, per la sua tradizione, credo che risponderà molto bene alla nostra campagna».
Informazioni: via del Babuino 186, tel.06-36006206, numero verde 800001722 e www.fondazionecittàitalia.it