Gara per Volare, stop del tribunale all’Alitalia

Secondo il provvedimento, si configura un abuso del prestito-ponte e, di conseguenza, «concorrenza sleale»

Paolo Stefanato

da Milano

Il tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato da Air One contro la partecipazione di Alitalia alla gara per l’acquisto di Volare. Meridiana, da parte sua, coglie la palla al balzo e chiede l’annullamento della gara. Il commissario della compagnia in vendita insiste: Alitalia non può sottrarsi all’acquisto, ha già vinto. Contro il provvedimento Alitalia annuncia ricorso. Intanto Volare sta esaurendo le proprie risorse. La situazione si è improvvisamente ingarbugliata dopo che l’aggiudicazione sembrava cosa fatta: allo stato, manca solo la firma del ministro delle Attività produttive. «Atto dovuto», e quindi una semplice formalità, per il commissario straordinario, Carlo Rinaldini; decisione sostanziale invece per il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, da sempre contrario all’assegnazione di Volare ad Alitalia.
Il giudice di Roma, con un dispositivo datato 27 gennaio ma reso noto ieri, ha «inibito» alla compagnia di Giancarlo Cimoli la partecipazione alla gara, ravvisando in tale partecipazione «utilizzazione abusiva degli aiuti», ovvero del prestito ponte di 400 milioni di euro, e la fattispecie contenuta nell’articolo 2598, «concorrenza sleale». La tesi accolta dal tribunale è ingegnosa. Dice il giudice: Alitalia ha ottenuto un prestito di 400 milioni, per 12 mesi, garantito dallo Stato, che è stato autorizzato dall’Ue a condizione che servisse alla sola ordinaria amministrazione e non a investimenti per lo sviluppo. La manifestazione d’interesse per Volare è stata presentata il 20 novembre 2005, in «costanza» del prestito restituito il 21 dicembre, e in questa correlazione di date il giudice ravvisa un abuso da parte di Alitalia, che avrebbe oltrepassato i limiti posti da Bruxelles all’utilizzo di quel denaro. «Solo perchè beneficiaria di aiuto di Stato Alitalia ha potuto ottenere credito e finanziamenti e rimanere sul mercato senza subire il tracollo in attesa dell’effettuazione dell’aumento di capitale concluso nel dicembre 2005» osserva il ricorso di Air One accolto dal giudice. Nell’azione dell’Alitalia si integra dunque «un’iniziativa aggressiva e perturbatrice del mercato» in cui si configura appunto - secondo il ricorso accolto - la concorrenza sleale.
Soddisfazione per Air One - che si era già vista rigettare dal tribunale di Busto Arsizio un ricorso analogo - secondo la quale, essendo Alitalia fuori gioco, al commissario non resta che aggiudicare Volare al secondo classificato (e cioè ad Air One stessa). Alitalia ha fatto sapere che contro il provvedimento del giudice di Roma «presenterà tempestivamente reclamo». È presumibile che il ministro delle Attività produttive, sul cui tavolo giace il dossier Volare in attesa della firma, aspetterà l’esito del controricorso di Alitalia prima di procedere, anche se per quest’ultima nulla osta alla firma.
Preoccupato, ma per altri versi tranquillo il commissario di Volare. Da un lato Rinaldini, nel prolungarsi dei tempi di cessione, vede la necessità di ulteriori risparmi che probabilmente conseguirà con una riduzione di frequenze. Ma Alitalia - dice - «rimane vincolata ad acquistare in base all'offerta presentata». In altre parole, la gara per lui è chiusa. I 38 milioni offerti da Alitalia sono sensibilmente superiori ai 29 offerti da Air One. Il commissario - che sottolinea il proprio ruolo di «terzo» rispetto al provvedimento del giudice di Roma - non nasconde di essere intenzionato, nell’interesse della procedura, a ottenere la cifra corrispondente all’offerta massima. E, nel caso in cui, per difetto di legittimazione di Alitalia alla partecipazione alla gara, egli fosse costretto ad accettare la seconda offerta, non fa mistero che chiederebbe ad Alitalia i danni corrispondenti alla differenza tra i 38 e i 29 milioni: cioè 9 milioni. «Non si scherza con 700 posti di lavoro» è la sua affermazione.
Sul fronte Alitalia, va segnalato che Fintecna, il partner appartenente al Tesoro oggi titolare del 49% del capitale di Az Servizi e di un altro 2% in usufrutto, ha deciso di posticipare di qualche mese l’acquisizione della maggioranza della società. Secondo il piano industriale di Alitalia, nel 2008 Fintecna deterrà il 70% della società dei servizi di terra.