Il Garante: "Beffato sui mutui"

L’Antitrust accende un faro sulla mancata applicazione degli accordi
tra Abi e associazioni sull’estinzione anticipata dei vecchi prestiti
immobiliari. Catricalà chiede
maggiori poteri per intervenire sugli abusi

Milano - «Sì, è capitato anche a me: per estinguere un vecchio mutuo, la banca mi ha chiesto una penale più alta di quella stabilita dagli accordi tra Abi e consumatori. Avrei dovuto spendere il 3% dopo aver pagato gli interessi. Ma non si era fatto un accordo?». Certo, e lui dovrebbe saperlo meglio di tutti: perché è Antonio Catricalà, Garante della Concorrenza, da ieri ospite ad honorem dei molti forum di consumatori, straripanti di proteste contro la mancata applicazione degli ormai famosi «pacchetti Bersani». E adesso, dopo aver per così dire «toccato con mano» la veridicità dei reclami, il Garante ha acceso un faro sulla questione. Anche se, ha aggiunto, non è detto che si possa fare qualcosa: molto spesso, le segnalazioni dei cittadini riguardano infatti competenze diverse da quelle della tutela della concorrenza e l’Authority non può intervenire. Anzi, viste le lungaggini della giustizia, «non c’è nessuno strumento efficace di pronto intervento» per i consumatori. Il rimedio? «Basterebbe poter intervenire con gli stessi poteri che l’Antitrust ha sui soggetti dominanti, anche su quelli che compiono abusi o fanno azioni di forza». In ogni caso, sui mutui, «stiamo lavorando- ha concluso Catricalà - Dobbiamo approfondire e vedere se sono fenomeni diffusi o casi isolati».

Ma senza voler anticipare le conclusioni dell’Antitrust, possiamo già dire, in accordo con le associazioni dei consumatori, che il fenomeno è tutt’altro che sporadico. I reclami si estendono a macchia d’olio: sabato scorso, Adusbef e Federconsumatori hanno inviato una lunga lettera a Piazza Verdi, elencando puntigliosamente tutte le norme inapplicate in materia di liberalizzazioni bancarie, dalla portabilità dei mutui a quella dei conti correnti. Tra queste, c’è appunto l’accordo citato dal Garante, che ha ridimensionato le percentuali richieste dalle banche per ripagare un prestito immobiliare prima del tempo pattuito, anche se contratto prima dell’entrata in vigore del decreto Bersani (in questo caso, il secondo, varato a fine gennaio). A maggio, quando era stata firmata, l’intesa era stata salutata come un successo: la promessa era di un risparmio tra i 120 e i 150 euro l’anno per il «popolo dei mutui», grazie alla portabilità del mutuo e alla fine dei balzelli per l’estinzione anticipata.

Promesse da marinaio, evidentemente: e l’imbarazzante incidente occorso a Catricalà ne è la prova. Tanto che persino la maggioranza si è sentita obbligata a intervenire, con Riccardo Villari, della Margherita, e Franco Ceccuzzi, dei Ds, che annunciano un’interrogazione a Tommaso Padoa-Schioppa, chiedendo sia al ministro dell’Economia sia al governatore di Bankitalia, Mario Draghi, «di verificare se le notizie emerse rispondono al vero e di mettere in campo tutte le misure per intervenire eventualmente sul comportamento delle banche».