Il Garante chiede un Osservatorio Regionale sulla salute dei detenuti

A Rebibbia la radiologia è chiusa, nel carcere di Viterbo i farmaci scarseggiano e in quello di Velletri il dentista non può lavorare. Angiolo Marroni denuncia i problemi nel passaggio della sanità penitenziaria dal Ministero alle Asl e chiede l'intervento di Marrazzo

I servizi sanitari per i detenuti sono di serie B. Almeno nel Lazio. A Rebibbia Penale la radiologia è chiusa da tempo. Nel carcere di Frosinone i tempi d'attesa per i ricoveri esterni negli ospedali sono impossibili e in quello di Viterbo medici e infermieri non prendono stipendio da ottobre e i farmaci scarseggiano. La denuncia arriva dal Garante regionale dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, che qualche settimana fa ha presentato una richiesta al presidente della Regione, Piero Marrazzo, chiedendo di istituire un Osservatorio Regionale Permanente sulla salute di detenuti e internati, a tutela dei diritti di questa categoria. La lista delle notizie che giungono dagli istituti di pena della nostra regione, del resto, sono drammatiche ed evidenziano numerose disfunzioni nel funzionamento delle strutture. Non ultima la prigione di Velletri, dove il gabinetto odontoiatrico non funziona da quattro mesi perché manca un'autoclave, quindi il dentista c'è, ma non può lavorare. E non è un problema da poco se si pensa che le cure odontoiatriche sono tra le più richieste in carcere e che la mancanza comporta importanti ripercussioni nell'insorgere di altre patologie. «Le difficoltà - ha spiegato Marroni - sono in parte legate al passaggio, dal 1 ottobre scorso, delle competenze sanitarie nelle carceri dal Ministero di Giustizia ai servizi sanitari regionali. In virtù di ciò, le Asl devono occuparsi dell'erogazione delle prestazioni anche ai detenuti. La delibera della giunta regionale del Lazio numero 470 del 4 luglio 2008 ha fissato le competenze di Asl e Regione. Nel passaggio di competenze, però, sono sorti numerosi disagi: uno, ad esempio, riguarda la gestione dei farmaci per cui mancano linee comuni tra le Asl nella fornitura di alcune medicine». Tra le molte «debolezze», c'è anche la ridotta collaborazione dell'amministrazione penitenziaria con le Asl territorialmente competenti, in special modo per quello che riguarda la Casa Circondariale di Frosinone, Cassino, Civitavecchia e Viterbo. Una nota a parte spetta a medici, psicologi e infermieri, trasferiti dal Ministero di Giustizia. Tale personale, tutto in regime di convenzione e con un monte orario assolutamente insufficiente, si trova nel più assoluto precariato e con convenzioni di durata annuale stipulate dalle Asl con ritardo, nonostante le indicazioni della Regione. Inoltre l'approvigionamento dei farmaci antiretrovirali per i detenuti con Aids conclamato, procede a rilento, determinando spesso l'interruzione della terapia per i pazienti, con notevoli conseguenze sullo stato di salute degli stessi. Questo, come altri problemi tipici di questa fase di transito, secondo il Garante potrebbero essere gestiti attraverso l'Osservatorio Regionale Permanente sulla salute di detenuti e internati. «L'Osservatorio - ha detto Marroni - potrebbe, diventare il luogo naturalmente preposto a ricevere indicazioni in ordine alle criticità che di volta in volta si presentano nel territorio-carcere, ma anche per delineare le azioni programmatiche necessarie e gli interventi prioritari e per prevedere modalità di verifica e monitoraggio dei risultati». Di questo istituto, che tra l'altro è previsto nel DPCM del 1 aprile 2008, secondo Marroni potrebbero far parte rappresentanti dei vari soggetti istituzionali che a vario titolo concorrono alla tutela della salute della popolazione penitenziaria. «Il quadro delle sanità regionale - ha aggiunto il Garante - è abbastanza problematico, anche per le note vicende che tutti sappiamo. Ritengo quindi, che il lavoro fin qui svolto insieme all'assessorato regionale alla Sanità possa continuare con l'istituzione di questo Osservatorio, come parte integrante del più generale sistema sulla salute dei cittadini italiani e del sistema sanitario regionale».