Dal Garante un editto lampo per bloccare quegli scatti choc

Il Garante censura le foto del portavoce di Prodi e minaccia il carcere. La Procura: <strong><a href="/a.pic1?ID=164153">immagini corpo del reato</a></strong>. Woodcock: &quot;<strong style="background-color: #ff6600"><a href="/a.pic1?ID=164155"><font style="background-color: #ffffff"><font color="#ff6600">Un aereo con microspie per smascherare gli indagat</font><font color="#ff6600">i</font></font></a></strong>&quot;

Milano - Anche il Garante della privacy legge i giornali. In particolare ha letto il Giornale e il testo dell’intercettazione relativa al portavoce del governo Silvio Sircana. E allora l’Authority batte un colpo: esce dal perimetro del codice penale e irrompe in edicola, con un provvedimento-bavaglio, già pubblicato oggi sulla Gazzetta ufficiale. Il corredo di notizie-gossip che accompagnano ogni giorno l’inchiesta di Potenza finisce qua: da oggi è proibito dare notizie «che si riferiscano a fatti e condotte private che non hanno interesse pubblico, oppure eccedenti rispetto all’essenzialità dell’informazione o che attengano a particolari della vita privata delle persone diffusi in violazione della tutela della loro sfera sessuale».
In poche parole, d’ora in poi occorrerà pesare col bilancino ogni granello di informazione pescato dal pozzo senza fondo dell’inchiesta condotta da Henry John Woodcock (nella foto). Ad esempio non potranno essere impaginate le foto scattate dalla banda di ricattatori che ritraevano Sircana fermo, al volante della sua auto, in una strada di Roma battuta da transessuali.

Chi sgarra, fa sapere il Garante, rischia e rischia pesante: commette un reato punibile con la reclusione da tre mesi a due anni e verrà denunciato alla magistratura. Naturalmente, si litigherà, e anche aspramente, su quale sia la linea di confine fra pubblico e privato e sui limiti dell’essenzialità dell’informazione: forse l’intercettazione relativa a Sircana non è essenziale perché contenuta nella richiesta di arresto del fotografo Fabrizio Corona e non nell’ordinanza firmata dal gip? Di fatto però sulla folla di personaggi che si agita sul palco della Procura di Potenza scende il sipario. Spina staccata. E fine delle pubblicazioni che non riguardino direttamente reati, manette e avvisi di garanzia.

Davanti alle telecamere di «Porta a porta» il Garante Franco Pizzetti va all’attacco del Giornale: «La telefonata in cui compare il nome del portavoce del governo non dimostrava nulla. Ma da come è stata pubblicata induce il lettore a pensare che il ricatto si è già consumato. E questo non si può tollerare perché non ha alcuna rilevanza ai fini istruttori». «Non ha rilevanza - replica in tempo reale il direttore del Giornale Maurizio Belpietro - che il portavoce del governo fosse seguito dai fotografi, che lo pedinavano per prepararsi a ricattarlo? Allora tutto questo non ha una rilevanza informativa?».

A microfoni spenti, il Garante precisa ulteriormente: «A giugno 2006, dopo la pubblicazione delle intercettazioni relative ai Savoia, avevo rivolto un invito generale ai media perché si conformassero alla norma. Ora, nel rispetto più ampio della libertà di stampa, saliamo di un gradino: l’invito diventa divieto e si restringe solo sul cielo di Potenza e sull’inchiesta chiamata Vallettopoli. Intendiamoci, non aggiungo nulla, è già tutto contenuto nel codice, ma fisso dei paletti».
Se nessuno ha avuto niente da obiettare quando i giornali hanno raccontato le disavventure di Lapo Elkann, ora a Potenza si dovrà fare molta ma molta attenzione. «Il provvedimento del garante è un errore», nota Vittorio Feltri, direttore di Libero. Sulla stessa linea il direttore della Stampa Giulio Anselmi: «Questa è una normativa-Sircana». Per Pietro Calabrese (Panorama) «era meglio muoversi l’estate scorsa». Accuse che Mauro Paissan, componente del Garante, respinge: «Abbiamo rilevato che sono state disattese le nostre prescrizioni, stabilite a giugno, in numerosi articoli di cronaca contro varie persone, non solo dunque nei confronti di Sircana».