Il Garante è isolato. Ora anche Sircana lo mette all’angolo

Dall’Unione alla Cdl, tutti contro il provvedimento sulla stampa Il portavoce: "Limita la libertà". Pizzetti: "Non era ad personam"

Roma - Un pugile alle corde, messo a dura prova dai ganci dell’avversario e che cerca in qualche modo di reagire. È la semplice ma cruda metafora che descrive la condizione dei componenti del Garante per la privacy. Il caso Sircana ha messo il presidente Francesco Pizzetti e gli altri consiglieri nell’angolo. Il provvedimento che punisce con la reclusione da tre mesi a due anni coloro che pubblicano «notizie eccedenti l’essenzialità dell’informazione» è stato bocciato non solo dai media ma anche dalla maggior parte della classe politica.

Compreso Silvio Sircana, in qualità di portavoce unico del governo. «Non posso condividere questo provvedimento e tanto meno la sua tempistica», ha scritto nella lettera inviata alla Stampa. «Se da questa disavventura che è capitata a me si coglie l’occasione per far scattare provvedimenti restrittivi della libertà dell’informazione, allora mi preoccupo», ha spiegato a Repubblica. Parole pesanti come uppercut. Che fanno male e che si aggiungono alle critiche all’editto ad personam steso dall’Autorità guidata da un ex consigliere del primo governo Prodi.

E così Pizzetti e i suoi colleghi, stretti d’assedio, hanno reagito schierandosi a testuggine. Il collegio del Garante si è riunito e i suoi quattro membri (Mauro Paissan, Giuseppe Chiaravalloti e Giuseppe Fortunato oltre al presidente) hanno vergato un comunicato. «Il provvedimento del 15 marzo - si legge nella nota - è stato adottato unanimemente dai membri presenti. La stessa portata generale e la sua coerenza con altre decisioni adottate in precedenza esclude e rende risibile l’ipotesi che esso possa riguardare la tutela di un singolo cittadino». L’editto, quindi, «corrisponde all’unanime pensiero di tutti i componenti» e mai nessuno «ha dato alcun motivo per collegare il provvedimento alle vicende che hanno coinvolto l’onorevole Sircana».

Una mossa per liberarsi dallo scacco. «La comunicazione - conclude l’Authority - pur non sempre compresa, ha sempre mirato a chiarire che le misure sono poste a tutela della dignità di tutte le persone». E per seppellire le polemiche sollevate dalle esternazioni del consigliere Paissan che lunedì scorso aveva messo in discussione la tempistica della decisione affinché non «apparisse come una minaccia di censura o di manette» e «non sembrasse principalmente rivolta contro il Giornale».

Ma ieri Paissan, pur ribadendo che il Garante ha commesso «una serie di gaffe», ha stigmatizzato la presa di posizione di Silvio Sircana. La scelta di firmare la lettera alla Stampa come portavoce unico dell’esecutivo, ha dichiarato, è «istituzionalmente un po’ curiosa» in quanto la «voce del governo critica un provvedimento di un’autorità indipendente». Un’«osservazione naïf», ha chiosato. E soprattutto Paissan ha voluto scrollarsi di dosso le accuse di aver favorito l’entorurage del premier. «Prendo atto positivamente - ha aggiunto - che si stronca la barzelletta del garante covo di prodiani. Tre componenti su quattro non hanno nulla a che vedere con la famiglia prodiana. E se il presidente Pizzetti è stato voluto da Prodi, il rapporto personale e politico non è ancora reato».

Queste giustificazioni non sono state considerate sufficienti dal capogruppo della Rosa nel Pugno alla Camera, Roberto Villetti. «Il professor Pizzetti - ha attaccato - da Garante della privacy si è trasformato in censore della stampa. È intervenuto pesantemente a tutela di Sircana, una personalità pubblica, mentre non ha aperto bocca in difesa del transessuale che appare come un cittadino di serie B senza alcun elementare diritto». L’unico comportamento «normale», ha concluso, «è stato quello del Giornale che, pur criticabile, aveva il pieno diritto di fare il nome di Sircana». Sta per suonare la campanella di un nuovo round.