Il Garante lancia l’allarme: italiani spiati, è emergenza

da Roma

«Bulimia nella raccolta dati: la privacy è un’emergenza nazionale». Il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali tira le fila di un anno di difesa della privacy e lancia il suo grido d’allarme. Del resto, per stilare un bilancio preoccupante basterebbe mettere in fila i titoli dei giornali del 2006: i lettori dei quotidiani hanno mangiato pane e intercettazioni per mesi, le polemiche sui giudici spiati, la valanga di casi di phishing (le mail truffa per rubare dati personali). «Dobbiamo essere più sicuri e meno spiati», dice il garante Francesco Pizzetti. Gli strumenti? Paletti severi e leggi. Nella relazione annuale al Parlamento - presentata ieri a Palazzo Giustiniani - Pizzetti punta il dito sui mille punti deboli del sistema a cominciare da internet. Un vero far west dove gli hacker possono spiare la vita privata ma anche impossessarsi di codici di accesso ai conti correnti bancari. C’è bisogno di «regole condivise a livello planetario» per evitare che chiunque possa venire filmato con telecamere e videofonini, ritrovandosi poi inconsapevolmente sul web. «Non possiamo accettare - è il monito del garante - che Internet sia visto dai nostri ragazzi come una sorta di Paese dei balocchi».
Pizzetti chiede di alzare il livello di guardia su istituti di credito e assicurativi, ma chiama in causa anche i fornitori di servizi di massa (acqua, luce e gas). Saranno le categorie più controllate, perché accusate, in molti casi, di gestire con leggerezza i nostri dati personali.
«È molto alto il costo economico e sociale che la mancanza di misure adeguate può far pagare ai cittadini». Verifiche anche nelle telecomunicazioni: 16 le ispezioni già fatte ai quattro maggiori gestori telefonici e in autunno via libera «all’adozione definitiva del provvedimento generale sulle regole e i tempi per la conservazione dei dati di traffico». Focus, poi, sui dati biometrici e sanitari. Ad esempio, come gestire e conservare i campioni di Dna prelevati? Se il Codice della privacy prevede già una specifica autorizzazione per i fini di ricerca scientifica, nel settore della giustizia manca qualsiasi norma. «Il Parlamento approvi al più presto una legge per questo fenomeno oggi incontrollato», invoca Pizzetti.
Il capitolo intercettazioni. La libertà di informazione resta «sacrosanta e irrinunciabile in una democrazia», ma «non può essere invocata per giustificare chi raccoglie notizie e dati a scopo di ricatto e condizionamento». E qui il Parlamento è stato latitante, accusa Pizzetti, sentitosi in difficoltà, «strattonato da una parte all’altra», in bilico tra l’essere «censore, garantista o incapace di agire efficacemente». Così invita i media «alla moderazione e rispetto del codice deontologico», ma ribadisce il suo no alla sanzione penale: meglio stabilire forme di equo indennizzo. Una linea che sembra però fare a pugni con la linea tenuta dallo stesso Garante nel caso Sircana.
Vallettopoli e l’«affaire» Telecom hanno lasciato una profonda ferita. «Anche i servizi segreti devono fare in modo che i dati siano garantiti, protetti e usati per finalità istituzionali. Che non si raccolgano dati eccessivi, che si conosca chi li gestisce. Tocca ai servizi sapere che cosa serve e perché, ma anche risponderne in caso di attività non conformi». L’ultimo passaggio è per le banche dati pubbliche: non c’è un elenco completo di quelle legate a giustizia e sicurezza.