Il garante mette ai raggi x le società telefoniche

L’Authority chiede ai gestori tutta la documentazione sulle metodiche di «ascolto»

Anna Maria Greco

da Roma

Sarà perché stavolta le intercettazioni telefoniche fanno traballare la poltrona del governatore di Bankitalia per i suoi contatti con l'amministratore delegato della Banca popolare italiana (ex popolare di Lodi) Gianpiero Fiorani, sarà per lo sdegno della signora Cristina Rosati Fazio nel vedere le sue chiacchiere col marito pubblicate su tutti i giornali, comunque stavolta il Garante per la privacy si muove. E avvia accertamenti presso i principali gestori telefonici che «spiano» le conversazioni su autorizzazione dell'autorità giudiziaria.
L’Authority per la protezione dei dati personali, composta da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan e Giuseppe Fortunato, chiede alle società di trasmettere al più presto informazioni e documenti utili per valutare come si svolgono le intercettazioni e le attività connesse di comunicazioni telefoniche, informatiche, telematiche o ambientali. Per comprendere l'entità del fenomeno i commissari sollecitano ai gestori tutti i dati utili.
Le inchieste giudiziarie su Antonveneta e Unipol riportano in primo piano le polemiche sui presunti abusi di intercettazioni telefoniche. Mentre in Parlamento giacciono diverse proposte per frenare l’invasività delle intercettazioni, il presidente del Senato Marcello Pera chiede ai magistrati milanesi se sono stati «spiati» anche dei senatori, in barba all’immunità e il ministro Rocco Buttiglione vorrebbe che Pierferdinando Casini facesse lo stesso per i deputati. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli, invece, invia i suoi ispettori per controllare le ultime intercettazioni.
Quelle del Garante alle società di telefonia sono domande a tutto campo: in quali luoghi, da quali unità organizzative e a che titolo vengono effettuate le intercettazioni? Vengono intercettati solo i clienti delle società o anche abbonati di altre? E quali soggetti, anche esterni, hanno accesso alle conversazioni intercettate? Che tipo di tecnologia viene usata per le intercettazioni? Le conversazioni registrate vengono conservate o trascritte e per quanto tempo? Infine, che tipo di misure sono state adottate per garantire la privacy delle persone coinvolte da intercettazioni?
Sì, perchè il problema è non solo nelle intercettazioni, ma anche nella fuga di notizie che le fa arrivare puntualmente ai mass media. Assotelecomunicazioni, associazione confindustriale dei maggiori gestori, risponde subito al Garante che le aziende effettuano le intercettazioni solo «su richiesta della magistratura e che svolgono il 10 per cento circa del lavoro richiesto da un'intercettazione perchè le procure si avvalgono di decine di aziende specializzate che svolgono le altre fasi (fornitura degli apparati di registrazione, trascrizione delle intercettazioni...)». Si sa da tempo che il fenomeno in Italia è diffusissimo e comporta una spesa che dal 1º luglio 2003 al 30 giugno 2004 è stata di 205 milioni di euro, Iva esclusa, secondo un recente dossier del ministero della Giustizia. Per gli esperti sono tra le 12 e le 14mila le utenze telefoniche controllate ogni giorno (tra apparecchi fissi e cellulari), e ogni anno vengono registrate le conversazioni di 300mila italiani. Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha fatto una stima previsione per il 2005 ancora più alta: 300 milioni di euro. Secondo l'Eurispes negli ultimi 10 anni nel nostro Paese sono state ascoltate le conversazioni telefoniche di 30 milioni di persone tra i 15 e i 70 anni, cioè di 3 italiani su 4. Dunque, il fenomeno ha riguardato «almeno una volta» «ogni famiglia italiana». Roma sarebbe la città più «ascoltata» d'Italia: tra 2000 e 2004 sono state 19.456 le nuove autorizzazioni. Tra le regioni l'Eurispes mette il Lazio al terzo posto, dopo la Sicilia (22.292 nuove autorizzazioni) e la Lombardia (20.840). Telecom Italia ha anche smentito che esista un apparato di intercettazione denominato «Super Amanda», precisando che la società agisce solo su input dei magistrati. Di una megacentrale di ascolto a Milano ha parlato il senatore di Fi Luigi Grillo, secondo alcuni giornalisti uno degli spiati nella vicenda Antonveneta.