Il garante della privacy: «Banche dati più protette»

La richiesta alle Camere: più strumenti per indagare, ma sanzioni più gravi per le violazioni

Alessio Garofoli

da Roma

I poteri del garante sono insufficienti. È quanto emerge dalla relazione annuale del presidente dell'autorità per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti. Occorre, secondo Pizzetti, individuare con chiarezza le banche dati da sottoporre a un più attento controllo, isolando quelle di interesse nazionale che operano in settori di particolare rilevanza. Tra queste ultime ha annoverato le banche dati di traffico nell'ambito delle telecomunicazioni, quelle operanti nei settori della sicurezza e quelle contenenti campioni biometrici (impronte digitali, immagine dell'iride o della retina, registrazione della voce) e del dna.
Il presidente ha sottolineato come non siano ancora state attuate le previsioni del Codice che assegnano al ministro della Giustizia e al ministro dell'Interno il compito di indicare le banche dati centrali di cui si avvalgono le loro amministrazioni. Banche dati la cui elencazione deve essere allegata al codice della privacy. Procedendo in tal senso, a giudizio di Pizzetti, si farebbe il primo passo verso la creazione di un apposito «registro delle banche dati ad alto rischio», utile anche per garantire la trasparenza ai cittadini. Il Garante ha poi invitato le Camere a fornire un indirizzo chiaro su quale è destinato a essere il suo ruolo in questo difficile settore. Nello specifico, ha chiesto al Parlamento di riflettere sull'opportunità di trovare sedi e forme idonee per assicurare un dialogo costante tra i rappresentanti dei cittadini e l'Autorità che lui presiede, che è indipendente, ma che ha nel potere legislativo il suo interlocutore privilegiato. Di fronte alla complessità e all'ampiezza degli obiettivi che l'Autorità si propone - ha continuato - servono modifiche normative degli strumenti ispettivi e delle misure prescrittive e sanzionatorie. In particolare, Pizzetti ritiene necessario attribuire all'Autorità il potere di comminare sanzioni pecuniarie di carattere amministrativo in misura maggiore e in un numero di casi più ampio di quello oggi previsto dal Codice. Auspicando un ripensamento delle strutture organizzative e della dotazione organica dell'Autorità, il presidente ha ricordato che essa si avvale di un ufficio di supporto composto da circa cento persone. Poche, a suo giudizio, per poter assicurare il corretto funzionamento delle grandi banche dati. Ma nella relazione non poteva mancare, naturalmente, il tema spinoso delle intercettazioni telefoniche. Pizzetti ha definito la loro pubblicazione un «brogliaccio». Diffondere certe conversazioni, ha detto, non è sempre un servizio utile alla formazione di un libero e corretto convincimento del lettore. Il presidente ha chiesto ai giornalisti di svolgere fino in fondo il loro mestiere, soppesando, anche rispetto a persone che hanno rilievo pubblico, le notizie e distinguendo fra le informazioni necessarie per valutare il fatto e quelle che invece attengono alla sfera privata del soggetto. Ha ricordato poi che la posizione del «terzo incolpevole», dei familiari e dei minori deve essere sempre tutelata, con una particolare attenzione alle informazioni sensibili.
Ma non ci sono solo i giornalisti: per questo ha rivolto un nuovo, caloroso invito al Consiglio Superiore della Magistratura affinché, nell'ambito delle sue competenze, incrementi le garanzie a tutela della riservatezza delle informazioni processuali. Su questi temi il presidente si è impegnato a collaborare con Parlamento e Governo, anche attivando il diritto-dovere di segnalazione che la legge attribuisce all'Autorità.