Garanti privacy preoccupati: Google pubblica i contatti

«Quando assumo qualcuno, la prima cosa che mi chiedo è “Si innamorerà di Apple”?», parole di San Steve Jobs, patrono di tutti i gadget. Che svelano come il moloch della bellezza tecnologica sappia titillare i desideri degli apple-maniaci di tutto il mondo: lui sa benissimo che prima di tutto deve vendere emozioni, storie. D’amore, di successo. O di spionaggio, com’è successo ieri.
C’era una volta una birreria bavarese a Redwood City, recita l’ultimo romanzo della mela morsicata. È una cittadina della Baia di San Francisco non lontana da Cupertino, sede di Apple. È qui che lo scorso 18 marzo un fortunato avventore trova abbandonato un iPhone e se lo porta a casa. In seguito si rende conto che l’apparecchio è diverso dal solito, sia esternamente che per il sistema operativo che lo fa funzionare: è la versione 4, finora solo annunciata da Apple.
Guarda caso l’anonimo avventore della birreria è abbastanza esperto di tecnologia da notare le differenze. E da pensare a come far fruttare la fortunata coincidenza: si mette in contatto con un sito di news tecnologiche e gli cede l’apparecchio per 5.000 dollari sonanti. A questo punto la storia diventa pubblica, perché a raccontarla è lo stesso direttore del sito Gizmodo.com, Jason Chen: «L’abbiamo smontato e disassemblato. E dentro ci sono pezzi con il marchio Apple. L’apparecchio è stato però disattivato a distanza da qualcuno».
Da Cupertino inizialmente solo un no comment. L’azienda, nota per l’ossessionante culto della segretezza, fa la parte dell’umiliata e offesa. Tutti sanno che i programmatori a cui è stato dato accesso all’iPad prima del lancio hanno dovuto firmare un accordo di riservatezza di dieci pagine. E che sono stati costretti a lavorare in una stanza isolata, senza finestre e con l’apparecchio fissato a un tavolo. Un manager di Apple in febbraio si azzardò a pubblicare un sms, sulla sua pagina del sito Tweeter, solo per dire a tutti quanto fosse contento di usare la desiderata «tavoletta» in anteprima. Il messaggio fu fatto rimuovere. E tre anni fa Apple fu condannata a risarcire con 750.000 dollari a giornalisti che avevano pubblicato anticipazioni sui suoi prodotti: aveva cercato di costringerli a rivelare le loro fonti, un vero affronto per la sacralità dei media negli Stati Uniti.
Dunque è il crollo di uno dei miti della casa di Cupertino? In realtà, la storia del ritrovamento dell’iPhone 4G dimenticato nel bar in breve è diventata una leggenda che rimbalza di blog in blog. E si è trasformata in una campagna pubblicitaria virale gigantesca per Apple. Gigantesca e soprattutto gratuita.
Nonostante qualche aspetto della vicenda proprio non torni. Ad esempio non si è mai capito chi ha ritrovato l’iPhone. E i blog raccontavano che era stato perduto da un «ingegnere di Apple». Ma com’è possibile che si sapesse chi l’aveva perduto, se l’azienda non parlava? Ed è plausibile che qualcuno esca col prototipo in tasca, viste le misure di sicurezza tanto sbandierate?
E perché Apple ha prima negato commenti e poi, quando la storia aveva fatto il giro del mondo, l’ha confermata e ha chiesto a Gizmodo di restituire l’apparecchio? Il sito in cambio ha preteso solo una lettera che attesti lo scoop, praticamente un trofeo. Ma la sensazione è che ad alzare la coppa del vincitore alla fine sarà sempre lui, il diabolico Steve Jobs: è riuscito a creare l’aspettativa per il lancio di un prodotto (previsto tra 4 mesi) che di innovativo ha poco: sostanzialmente la «scocca» esterna e la telecamera frontale, per potersi filmare o per fare videochiamate.
Se la teoria dietrologica è vera, ancora una volta Jobs non ha inventato niente ma si è venduto alla grande. I misteriosi casi di spionaggio che beneficiano soprattutto le vittime negli ultimi tempi sono stranamente frequenti. Il più famoso è quello dell’ultimo capitolo della saga del maghetto: «Harry Potter e i doni della morte». Fu rubata dalla stamperia, nonostante le misure di sicurezza mentre già in tutto il mondo circolavano presunte copie pirata che ipotizzavano i finali più disparati, inclusa la morte del mago occhialuto. Risultato: l’attesa per il libro crebbe a dismisura.
E, sempre in tema di tecnologia, al «3G», famosa fiera della tecnologia di Barcellona, sparì un prototipo di telefonino Htc: ne parlarono tutti i giornali del mondo. La pratica è talmente comune da essere entrata anche nell’immaginario cinematografico: nel «Diavolo veste Prada», la protagonista ruba una copia in anteprima dell’ultimo Harry Potter per la dispotica direttrice parodia di Anne Wintour. E il mega spot gratuito è servito.