Il garantista Pannella tifa Gigi il manettaro

RomaAlla fine, la dichiarazione di voto è arrivata. Quasi una dichiarazione d’amore, anzi: Marco Pannella, il vecchio guru radicale, leader di tante battaglie garantiste, a Napoli chiede di votare l’ex pm d’assalto (anche se di scarso successo processuale) De Magistris.
Scelta scontata, visto che i Radicali sono eletti col Pd, stanno nel centrosinistra e a Milano sono schierati con il garantista Pisapia? Mica tanto, a giudicare dallo stupore un po’ spiazzato di molti, proprio nelle file del suo partito e sui blog radicali. Anche perché gli accenti con cui, in una lettera aperta al Corriere del Mezzogiorno, Pannella perora la causa di De Magistris sono quelli di un’apologia encomiastica: certo, deve ammettere, «non sarà (e non è) il nuovo Falcone, per cultura e professionalità». Ma «in Calabria, in Lucania ha lottato e lotta dalla stessa nostra parte, quella dei popoli locali, oppressi, dilaniati, dal potere partitocratico-mafioso locale». E se nessuna delle sue tanto clamorose inchieste ha mai retto al vaglio delle prove non è certo per l’insipienza professionale del nostro, bensì perché «contro il “mostro” De Magistris si mobilitarono, subito, cosca e camorra vincenti e al potere». Insomma, il povero De Magistris è stato vittima dei «poteri forti» della politica e della magistratura, che «gli hanno impedito di lavorare», come si è sentito spiegare un attonito Ernesto Caccavale, oggi portavoce del Pdl campano ma già deputato radicale, durante una lunga telefonata con Pannella. Dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno, Caccavale aveva rivolto un appello al leader radicale e alla sinistra garantista: «Non vi chiedo certo un endorsement per Lettieri, ma di dire una parola chiara contro l’erede legittimo di quella magistratura che massacrò un galantuomo innocente come Tortora». La risposta di Pannella è stata la dichiarazione di voto pro De Magistris.
Stavolta però molti, in casa radicale, non sono convinti. Anche tra i parlamentari pannelliani c’è chi scuote la testa: «Come magistrato è stato dei peggiori, magari in politica farà meno danni», sospira uno di loro. Un ex segretario e radicale storico napoletano come Geppi Rippa, taglia corto: «Per quanto mi riguarda non voterò. E a De Magistris, uno che ha usato le inchieste per fare carriera in politica, non riesco ad attribuire alcuna credibilità. È un demagogo, e se farà il sindaco come ha fatto il magistrato mi aspetto con angoscia la bancarotta di Napoli. Non trovo comprensibile Marco, stavolta».
Uno che da tempo si scontra con Pannella sul giudizio (il suo è pessimo, «uno che a memoria d’uomo non è mai riuscito a far processare un delinquente») a proposito di De Magistris e delle sue inchieste è Massimo Bordin, ex direttore di Radio radicale e conduttore di Stampa e regime, che su Facebook esprime dubbi: «Pannella dice che De Magistris ha lottato dalla parte nostra. Ma quando mai? Quando era magistrato? Dio ci guardi dai magistrati che lottano, diceva Calamandrei. E anche Pannella, mi pare. Falcone non lottava, infatti mica è diventato deputato europeo». Netto dissenso anche da un addetto ai lavori come l’avvocato Giandomenico Caiazza, presidente della Camera penale di Roma e del Centro Radicale per la giustizia «Calamandrei»: «Sorpreso dal giudizio di Marco? Molto, e anche amareggiato se lo apprezza come pm. Ho studiato le carte delle sue inchieste: è un magistrato agli antipodi di ogni idea liberale e garantista. Ha lavorato in base a teoremi ideologici e sociologici, senza occuparsi di trovare prove agli assunti in base ai quali accusava la gente. E infatti nessuna sua inchiesta ha retto». Ma Pannella dice che lotta dalla parte del popolo. «Popolo?», si stupisce Caiazza. «Non so quali siano le indagini “popolari” di De Magistris, mi permetto affettuosamente di dubitare che le conosca Pannella. E comunque è stato lui a insegnarci che i magistrati non devono “lottare”, ma fare il loro dovere nel pieno rispetto delle regole». Conclusione: «Per fortuna non voto a Napoli».