Garantisti e mazziati

Gualtiero Cornaggia, incarcerato perché la sua farina era stata scambiata per cocaina. Kuze Radulovic, arrestato e condannato per dollari falsi poi rivelatisi veri. Non è che attaccarsi da un giornale all’altro sia obbligatorio: e quando Michele Serra per esempio scrive su Repubblica tutto il suo sgomento per il caso di Ferdinando Pinto (l’ex sovrintendente del Petruzzelli riconosciuto innocente dopo 14 anni) da un lato verrebbe da compiacersi per la convergenza delle opinioni sua e nostra, certo. Gaetano Pellitteri, un anno per mille lire d’acqua. Lucio Puglisi, due anni perché aveva il cognome di un boss. Però, ecco, quando Serra giunge a chiedersi perché il centrodestra in passato non si sia piuttosto occupato di faccende come queste, sale una rabbia amara. Mario Silvestri, morto d’infarto perché omonimo di un truffatore. Matteo Scarpellini, condannato a quaranta giorni senza condizionale per furto di pollo arrosto. Perché la memoria torna a quegli anni bastardi e a tutti i casi di malagiustizia di cui ci occupammo con l’accusa, mediamente, di fare il gioco dei ladri e dei corrotti. Carlo Zanussi, autorizzato a visitare la madre morente solo dopo che era morta.