Garantisti sì ma mai innocentisti

Egregio direttore, sono stupita che il Giornale, in tutti i casi degli efferati delitti recenti, si schieri dalla parte innocentista. Il caso Bossetti non fa eccezione. Sono in disaccordo sul fatto che non ci sia la prova regina. Voi dimenticate il metodo che la caratterizza: qui non si è preso un individuo qualunque e gli si è adattato un profilo genetico, ma si è partiti da un profilo genetico per arrivare a chi lo possiede. Quindi questo metodo induttivo è oggettivo e dopo migliaia di raffronti non può penalizzare uno a caso. Il margine di errore è infinitesimale. Bravi i difensori a arrampicarsi sugli specchi per cercare di invalidare questa che è la prova regina e che «c'è». Inoltre, se è vero che tre indizi fanno una prova, qui di indizi ce ne sono a decine. Sono molto dispiaciuta che il mio Giornale sposi la tesi innocentista senza tener conto del lavoro scrupoloso di centinaia di persone. Ogni tanto bisognerebbe stare dalla parte della vittima e non da quella dell'assassino.

Rosella Castagnola

e mail

Cara Rosella, noi stiamo sempre dalla parte delle vittime, è che la giustizia italiana troppo spesso aggiunge dolore a dolore arrestando presunti colpevoli che si scoprono poi essere completamente innocenti. Parliamo di mille persone che ogni anno finiscono torturate dalla malagiustizia. Un imputato deve essere definito colpevole solo al di là di ogni ragionevole dubbio. E fino a che di dubbio ne resta uno, è meglio dubitare che condannare. Io mi fido della scienza, ma anche i computer e gli uomini che li maneggiano possono sbagliare. Sarei stato più tranquillo se oltre all'unico e irripetibile responso positivo del Dna, su Bossetti avessimo saputo movente, ritrovato l'arma e trovato testimoni, ricostruito un passato compatibile con la ferocia del delitto. E comunque non siamo stati innocentisti ma garantisti, che è altra cosa.