Garanzie per la protesi d’anca

Luigi Cucchi

Ogni anno in Italia si effettuano 75mila protesi d'anca, 35mila di ginocchio, 3mila per la spalla. Si è allungata la vita, ma soprattutto se ne è migliorata la qualità. Migliaia di persone che sarebbero costrette all'immobilità riprendono a camminare, a vivere. La chirurgia dell'anca e del ginocchio rappresenta nell'ortopedia moderna un momento di grande attualità scientifica ed allo stesso tempo un capitolo importante nell'ambito del sociale, sono una risposta a problemi e patologie sempre più diffuse a causa dell'invecchiamento della popolazione. Il risultato di questi interventi rischia però di essere compromesso quando viene a mancare una elevata professionalità, frutto di abilità e di esperienza. Affrontiamo questi temi con il professor Piero Garosi. Toscano (è nato ad Empoli), 58 anni, docente di tecnica operatoria presso la clinica ortopedica dell'Università degli studi di Siena, è direttore a Firenze dell'Unità di chirurgia protesica dell'anca e di ginocchio presso la Casa di Cura convenzionata Villanova. Con il suo team (due aiuti, due assistenti, un internista dedicato, la disponibilità di specialisti) esegue ogni anno oltre 230 interventi di protesi d'anca e di ginocchio, di cui 60 interventi di riprotesizzazione.
All'estero Garosi ha completato la sua specializzazione a Marsiglia, nell'arco di due anni presso la clinica ortopedica dell'Università, ha effettuato inoltre stages presso la Clinica Ortopedica di Tolosa ed a Mentone al Policlinico Hermitage.
«In Europa - afferma il professor Garosi - nazioni come la Germania, la Danimarca, hanno concesso a strutture pubbliche e private la possibilità di eseguire questi interventi solo a condizione che siano in numero non inferiore a 35-50 all'anno per chirurgo, e per quanto riguarda le sostituzioni protesiche, non meno di 30 all'anno per chirurgo. Negli USA dove la sanità è in gran parte gestita dalle assicurazioni, è garantita la copertura delle polizze, per questi interventi, solo a condizione che il chirurgo ne esegua almeno 110 all'anno.
Una massa critica di operazioni compiute nell'arco di un anno è garanzia di buon livello di abilità da parte dell'équipe. Da qui l'importanza che si creino dei Centri superspecialistici dedicati a questa chirurgia al fine di permettere un rapido reinserimento del paziente alla vita normale con conseguente riduzione delle spese per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN). «Un centro di chirurgia protesica dell'anca e del ginocchio per poter dare una risposta di alto livello professionale necessita - aggiunge il professor Garosi - di un gruppo di chirurghi ortopedici esperti nella chirurgia protesica dell'arto inferiore, ma anche di una equipe medica multidisciplinare che deve comprendere chirurghi vascolari di supporto nel preoperatorio e in corso di particolari interventi (sostituzioni protesiche con necessità di isolare i vasi iliaci) di anestesisti di grande esperienza, di internisti dedicati, di angiologi, radiologi, fisiatri ed infine batteriologi, microbiologi ed istopatologi di supporto alle problematiche settiche di pazienti già in precedenza protesizzati. Il percorso diagnostico-terapeutico - precisa Garosi - va supportato da servizi quali la radiologia, l'artroscopia, la fisioterapia, il laboratorio analisi, la terapia sub-intensiva. Inoltre il personale paramedico addetto al blocco operatorio ed ai reparti di degenza deve essere costituito da figure professionali selezionate e di grande esperienza».
Un Centro di eccellenza come deve essere strutturato?
«Il blocco operatorio oltre ad essere a norma, deve essere dotato di un supporto tecnologico, strumentale e di sistemi protesici all'avanguardia. La struttura necessita di un padiglione dedicato all'attività ambulatoriale per prime visite ed i controlli successivi alle dimissioni. I pazienti trattati, sono nella maggior parte dei casi non più giovani e sono affetti da patologie ortopedico-reumatologiche non tumorali dell'articolazione dell'anca e del ginocchio, da mobilizzazione settica o asettica di protesi in precedenza impiantate o da lussazione delle componenti protesiche. Alla luce dei risultati ottenuti presso la nostra Unità Operativa negli ultimi dieci anni credo che il percorso diagnostico terapeutico da noi seguito, nel rispetto di protocolli di qualità, specifici o generali per la struttura, possa essere momento di stimolo a creare centri di riferimento con adeguate caratteristiche per il trattamento chirurgico protesico dell'anca e del ginocchio».