Garelli torna e lancia la sfida «2 ruote low cost»

Valerio Boni

da Milano

Un grande marchio delle due ruote torna sulla scena, e lo fa tornando a essere italiano. Di Garelli si erano perse le tracce verso la metà degli anni Ottanta, dopo il fallimento e l’acquisizione da parte di Fantic Motor, a sua volta passata attraverso varie crisi e solo negli ultimi mesi riapparsa con una nuova proprietà.
Già da aprile è infatti previsto il lancio della nuova gamma, commercializzata da Solari.com, società controllata dalla finanziaria Pbf di Paolo e Alessia Berlusconi, che già rappresenta in Italia i prodotti elettronici Amstrad. Garelli segue così altri marchi storici del motociclismo italiano, che dopo essere rimasti vittime di varie crisi sperano di far leva sull’effetto nostalgia, ma proponendosi al pubblico anche con un listino altamente competitivo.
Nel caso di Garellli, in proposito, l’operazione rilancio appare più semplice poiché, al contrario di Mv Agusta, Benelli e Mondial, per citare gli esempi più recenti, i modelli che si apprestano a essere immessi sul mercato non sono costose supermoto a tiratura limitata, ma piccoli scooter da vendere a molto meno di 2mila euro. Garelli conta di ritrovare il suo spazio rinunciando a riavviare la produzione in Italia. Non riapriranno quindi lo storico stabilimento di Sesto San Giovanni e nemmeno quello di Monticello Brianza dal quale sono usciti gli ultimi prodotti, poiché l’assemblaggio sarà curato da una fra le tre più importanti aziende cinesi.
Per il debutto è previsto uno scooter di 50 cc, che si inserirà in un segmento che solo negli ultimi mesi ha mostrato i primi segni di ripresa. In questo particolare segmento la nuova Garelli ha intenti bellicosi, con la previsione di partire con un lotto di 30mila veicoli. Una volta saggiato il mercato, la linea potrebbe ampliarsi ed estendersi a fasce di mercato superiori, con cilindrate di 125, fino a 250 cc.
L’operazione di Solari.com, società guidata da Nicola Gurrado, non segue i canali convenzionali delle concessionarie, ma va alla ricerca dei numeri attraverso la grande distribuzione. Nella fase iniziale si punta tutto sul prezzo e sulla visibilità nei centri commerciali, per valutare in un secondo momento la possibilità di organizzare una rete più convenzionale.