Garfunkel, voce rapinosa per momenti iperromantici

Della celebre «voce angelica» gli anni hanno risparmiato quanto basta per supplire alla modestia dell’apporto intellettuale, e financo del talento. Insomma Art Garfunkel non ha sostanzialmente perduto, invecchiando, la bellezza eterea del timbro vocale, la grazia sovrana del porgere, la flessuosità del fraseggio: tutte doti che, con a fianco il genio di Paul Simon, riuscivano a combinare miracoli, e senza il grande partner si limitano a evocare un’onesta piacevolezza. Risultato, un disco pulito, atarassico, poco allettante per chi ama le emozioni forti e dense, di più per chi cerchi un elegante sottofondo per momenti iperromantici. Grazie non solo all’indomita, ancorché monocorde, finezza stilistica del cantante, alle sue vellutate mezzevoci, ai falsetti stellari, alla sua perizia di tornitore di melodie, ma pure ad una scelta acconcia di brani e all’apporto di musicisti maiuscoli: da Steve Gadd ai rapinosi assolo di Doug Webb ora al clarinetto, ora al flauto, ora al sax tenore o soprano. Gli autori, poi: da Gershwin a Jobim, e a colmare la misura Rodgers & Hammerstein, Berlin, Jobim, Jimmy Dorsey.

Art Garfunkel - Some enchanted evening (Warner)